Ricerca: le PMI modenesi dalla crisi al post terremoto

Redazione MondoPMI
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C’è luce in fondo al tunnel per le aziende del Modenese, anche se le PMI stanno faticando di più: dopo lo stop forzato, causato dal sisma del 2012, l’economia locale ha ripreso a correre e i segnali sono incoraggianti.

Sono questi i dati che emergono dallo studio “Fare impresa nell’Area Nord. Dalla Crisi al post terremoto: situazione e prospettive” che Confindustria Modena ha commissionato a K Finance.

La fotografia economico – finanziaria scattata da K Finance mostra, in particolare, il risollevamento delle aziende collocate nell’area nord, da sempre economicamente più forte rispetto al resto della regione. A riprendersi sono soprattutto le aziende di dimensioni più grandi: Mirandola, con il suo distretto del biomedicale, e Carpi, con il cluster del tessile e della maglieria, sono riuscite addirittura a superare i ricavi pre-crisi.

Il biomedicale – con la sua galassia di circa 300 PMI – ha ripreso pieno vigore. La meccanica, a sua volta, si riconferma uno dei settori più virtuosi: solido, capace di creare valore. Cosa che complessivamente si traduce in un aumento del fatturato: rispetto al 2008, è del 5,6%

Se le grandi aziende sono riuscite a farcela da sole, le PMI invece stanno ancora risentendo dei danni causati dalla crisi e dal terremoto. Questa sfortunata combinazione ha ulteriormente evidenziato il solco profondo tra piccole e micro imprese che non superano i 3 milioni di fatturato e le grandi realtà imprenditoriali. Walter Caiumi, presidente degli industriali modenesi, se da un lato è soddisfatto dei numeri raggiunti dalle multinazionali, dall’altro si dice preoccupato per le piccole aziende “alle quali il terremoto ha bloccato o rallentato i progetti di crescita”.

Caiumi ha aperto una parentesi anche sui contributi stanziati alle aziende affermando che: «La dimensione aziendale è decisiva e va detto anche che dobbiamo distinguere tra i finanziamenti alle imprese stanziati per la ricostruzione e quelli effettivamente erogati, che sono irrilevanti. Senza contare che la burocratizzazione delle pratiche per l’accesso ai contributi, nelle piccole imprese ha avuto l’effetto di una catastrofe».

Se le aziende di dimensioni di dimensioni maggiori si sono pienamente riprese sia dalla crisi che dai gravi danni causati dal sisma del 2012, è necessario che le associazioni imprenditoriali, le banche e le istituzioni locali cooperino insieme alla miriade di piccole realtà disseminate sul territorio per individuare soluzioni efficaci, in grado di risollevarne le sorti.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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