Il consulente serve o è uno spreco di denaro?

Un professionista esterno all'azienda come devo lavorare?

Paolo Pugni
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Il nostro paese è costituito in gran parte da piccole medie imprese, così come da aziende artigiane che spesso sono costituite da poche persone prevalentemente della medesima famiglia. Queste sono spesso nate grazie alla genialità di un fondatore che ha saputo inventare un prodotto o un servizio nuovo, ciò ha portato nel tempo a sopravvalutare la forza del prodotto in rapporto alle modalità con le quali sia possibile venderlo, non solo in Italia ma anche all’estero.

La globalizzazione, infatti, costringe queste realtà a confrontarsi su mercati esteri con delle richieste diverse dalla semplice qualità del prodotto, e con concorrenti che hanno generalmente dimensioni superiori a quelle di questa tipica famiglia di aziende italiane.

Ma quali sono le conseguenze di questa situazione?

Le competenze necessarie per poter affrontare il mercato oggi sono sicuramente molte: la velocità con cui le situazioni cambiano – pensiamo ad esempio all’irruzione della tecnologia, del web, dei social media, dei telefoni intelligenti – richiede conoscenze sempre più approfondite di questi strumenti e soprattutto di quella scienza, che porta il grande nome di marketing, che è diventata indispensabile per differenziare il proprio prodotto e avere successo nel mercato.

Ovviamente non c’è solo il marketing, ma anche la logistica, la contrattualistica, la protezione delle idee, l’approccio alle vendite richiedono un continuo approfondimento e un continuo aggiornamento per poter essere sempre sulla cresta dell’onda. Non è pensabile che tutte queste competenze siano presenti nelle PMI e tantomeno nelle imprese artigianali.

Il compito di un consulente, quindi, è quello di apportare queste nuove conoscenze e metterle a servizio dell’imprenditore, anche se questa figura non è quel qualcuno che conosce meglio dell’imprenditore il suo specifico settore o tantomeno il suo prodotto. Il consulente è quello che conosce la modalità con la quale il prodotto può arrivare più facilmente al mercato, battere la concorrenza, essere trasportato e comunicato nel modo migliore, avere il necessario supporto finanziario e come scegliere i canali distributivi logistici ideali.

Il consulente è colui che deve essere sempre aggiornato sulle novità del suo settore e che anche grazie al lavoro svolto con altre imprese, è capace di applicare con profitto al prodotto che sta considerando novità, soluzioni, esperienze maturate in altri settori. Il modo migliore per valutare un consulente, quindi, è chiedergli come pensa che il suo contributo possa aiutare l’azienda ad avere più margini sulle vendite, ad aumentare le vendite e soprattutto i guadagni.

Non è quindi un concorrente per l’imprenditore, qualcuno che non abbia la pretesa di sostituirsi all’imprenditore delle sue decisioni e nella guida della propria azienda, ma che diventa un alleato in grado di portare all’impresa le competenze, oggi indispensabili, che ancora non trovano spazio, il suo compito, infatti, è anche quello di insegnare alle persone presenti in azienda a fare a meno di lui.

Un ultimo elemento per valutare un consulente è quello di comprendere la sua voglia di “sporcarsi le mani”: personalmente suggerisco di diffidare di quei consulenti che, senza sforzarsi di capire il mondo dell’impresa con la quale stanno lavorando, propongono dei modelli generici e standardizzati all’imprenditore e non si fermano ad applicarli, lasciando all’impresa la messa in pratica di quanto loro ritengano sia la strada migliore da seguire.

Il vero consulente è colui che si mette a fianco dell’imprenditore e collabora con lui per ottenere successi, cercando di rendere sempre più efficace l’approccio che propone, adattandolo alle situazioni concrete con le quali si trova ad avere a che fare, solo così potrà essere un vero alleato dell’imprenditore.

Image Credit: shutterstock

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Paolo Pugni

Paolo Pugni

Il mio compito è di aiutare le aziende a fare più profitti sviluppando piani strategici che esaltino le proprie eccellenze. In particolare affianco imprenditori e gestori per definire strategie di marketing e di vendita e per pianificare progetti di export partendo anche da zero. Ho pubblicato "Primi passi nell’export" (Franco Angeli). Collaboro con molte PMI in Italia e con enti quali scuole, ASL, società scientifiche.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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