Debiti PA: 64 miliardi di Euro dovuti alle aziende

Oltre ai tempi di pagamento più lunghi rispetto alla media europea, l'introduzione dello split payment ha ulteriormente complicato i rapporti tra imprese e PA.

Redazione MondoPMI
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I debiti commerciali che la Pubblica Amministrazione ha verso i propri fornitori ammontano a 64 miliardi di Euro, secondo quanto riportato dalla relazione annuale della Banca d’Italia. Dei debiti PA, più della metà, ovvero 34 miliardi di Euro, sono relativi a ritardi nei pagamenti.

Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, commenta: ”sebbene ci sia una leggera diminuzione della stima prudenziale effettuata dalla Banca d’Italia attraverso l’annuale indagine campionaria, anche i ricercatori di via Nazionale tornano a sottolineare che nel confronto con gli altri Paesi europei l’Italia presenta tempi di pagamento mediamente più lunghi e un ammontare complessivo di debiti da onorare che non ha eguali. Cosa inaccettabile di tutta questa vicenda è che la nostra PA, nonostante siano ormai trascorsi 2 anni dall’introduzione della fattura elettronica nelle transazioni commerciali tra quest’ultima e i fornitori, non conosca ancora adesso quanti soldi debba onorare ufficialmente ai propri fornitori”.

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Cosa comporta lo spLit payment nella gestione dei debiti pa

Inoltre, l’introduzione dello split payment nel 2015 ha ulteriormente complicato i rapporti con la Pubblica Amministrazione. Questa misura prevede che nei pagamenti effettuati dalla PA sia trattenuto l’importo dovuto all’IVA, il quale verrà direttamente versato all’erario. Questa disposizione da un lato contrasta il fenomeno dell’evasione fiscale, mentre dall’altro comporta delle difficoltà finanziarie alle imprese estranee all’evasione, e agevola lo stato nella gestione dei debiti PA.

Renato Mason, Segretario della CGIA, commenta: “la nostra PA non solo paga con un ritardo che non ha eguali nel resto d’Europa e quando lo fa non versa più l’IVA al proprio fornitore. Insomma, oltre al danno anche la beffa. Pertanto, le imprese che lavorano per lo Stato, oltre a subire tempi di pagamento spesso irragionevoli, scontano anche il mancato incasso dell’Iva che, pur rappresentando una partita di giro, consentiva alle imprese di avere maggiore liquidità per fronteggiare i pagamenti di ogni giorno. Questa situazione, associandosi alla contrazione degli impieghi bancari nei confronti delle imprese in atto dal 2011, ha peggiorato la tenuta finanziaria di moltissime aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione”.

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Image credit: shutterstock

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    Sull’argomento della rischiosità, nulla vieta ad un investitore di chiedere il rating (bancario o indipendente) della (o delle) PMI che intende finanziare e di richiedere forme, che possono essere anche non troppo costose, di verifica o certificazione dei bilanci e delle trimestrali.
    Anche limitarsi ad aziende che operino nell’area di residenza del finanziatore può essere una cautela opportuna.

  • Alice Borio

    Alberto, nel caso in cui un professionista anticipi ad un committente un importo per spese pubblicitarie volte a promuovere l’attività del committente, quindi, non c’è IVA, è corretto? Che dicitura bisogna inserire in fattura? E’ sufficiente “rimborso spese pubblicitarie” allegando la rispettiva fattura con il costo sostenuto? Grazie!