Export: l’agroalimentare punta agli USA

Le possibilità per le nostre eccellenze sono moltissime.

Redazione MondoPMI
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L’export agroalimentare italiano guarda oltreoceano, con un Piano Straordinario messo in atto dal Governo per la promozione dei nostri prodotti food, che mette a disposizione un budget di 70 milioni di euro, concentrati su USA e Canada (scopri le opportunità per l’export in Canada). In particolare, i promotori del programma credono molto nel mercato degli Stati Uniti e su questo, in particolare, hanno stanziato 50 milioni di dollari per promuovere i prodotti autentici italiani.

Le eccellenze conquistano gli USA

Extraordinary Italian Taste, questo il nome del programma straordinario realizzato dall’Agenzia Ice, si è concentrato finora su accordi con i retailer che hanno già dato importanti risultati: nel 2015 le esportazioni delle PMI agroalimentari italiane sono cresciute del 22,2%, raggiungendo un valore di 3,2 miliardi. L’Italia, quindi, si conferma ai primi posti nelle forniture agli Stati Uniti per prodotti riconosciuti tra le nostre eccellenze tipiche, come vino, pasta, olio di oliva, formaggi e acque minerali. Il trend positivo iniziato nel 2015 sta proseguendo anche quest’anno, infatti primo trimestre del 2016 è stato registrato un ulteriore +4,5% sulle esportazioni verso gli USA.

Oltre 470 i punti di vendita nel territorio

Il Piano Straordinario per il Made in Italy si concentra, in particolare, su quattro aree chiave, cioè Texas, Illinois, California e New York. Per ciascuna di queste aree è stato concluso un accordo con i retailer di riferimento, cioè Heb, che conta 312 punti vendita, Mariano’s, che ne ha 34 e Price Chopper, presente con 135 negozi. Grazie a questi accordi che coinvolgono oltre 470 punti vendita, 150 fornitori italiani hanno potuto iniziare a vendere negli Stati Uniti, con più di 800 prodotti introdotti sugli scaffali e un balzo delle vendite, da parte della grande distribuzione americana, che ha raggiunto punte del 45%.

Risultati non di poco conto per le aziende italiane, che grazie ad un’azione commerciale forte e coordinata, hanno potuto dare un importante slancio alle vendite in un mercato che prevede un aumento di spesa consistente per frutta fresca e verdura, pesce, cibo bio, prodotti naturali e surgelati. Il solo mercato del benessere, legato ai cibi bio e salutari, negli USA vale 154 miliardi di dollari. Un’ulteriore opportunità da cogliere per le PMI italiane che certificano la propria produzione con un occhio di riguardo all’intera filiera.

Image Credit: shutterstock

 

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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