Imprenditoria Femminile: i distretti sono in mano alle donne

Redazione MondoPMI
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La forza delle donne è una risorsa su cui si può sempre contare nella vita, e questo sembra essere vero anche nell’economia.

Lo rivela un’indagine di Red Sintesi pubblicata sul Sole 24 Ore, secondo cui l’imprenditoria femminile è una delle ancore di salvezza dei distretti italiani in questo periodo di crisi: dall’analisi su un campione di circa 70 comparti storici del Made in Italy, infatti, è emerso che il 20% delle cariche imprenditoriali è in mano alle donne.

In particolare, la media nazionale di partecipazione femminile nelle aziende è del 23,9% con un totale di 220.559 imprenditrici; di queste:

  • 22,1% sono titolari;
  • 37,8% hanno cariche societarie;
  • 21,5% sono amministratrici.

Tra i settori trainanti troviamo il tessile con il 44% di quote rosa, il settore delle pelli e delle calzature con il 32% e quello alimentare con il 29%.

Nel tessile le aziende dirette da donne superano addirittura quelle con una leadership maschile: nel distretto dell’abbigliamento della Valle del Liri, nel Lazio e in quello Tessile della Maiella, in Abruzzo, si parla, rispettivamente del 56,3%  e del 52,8% di aziende dirette da donne.

Interessanti anche i dati riguardanti il settore agroalimentare in Basilicata, che vede i due principali distretti del settore in mano alle donne, e il settore manifatturiero in Campania con ben cinque aree in cui l’incidenza femminile è superiore alla media nazionale con ben il 24% di quote rosa.

Dai dati emerge una fotografia dell’Italia che vede il dominio sul territorio nazionale di Toscana e Veneto e assegna al Sud il primato di quote rosa nei distretti agroalimentari del Vulture e del Metaponto in Basilicata.

Il peso femminile è in aumento anche nei distretti produttivi di Parma e del San Daniele in Friuli nonostante si faccia sentire, ancora, la crisi economica. In crescita del 14,5% anche l’incidenza femminile nell’area veneta del prosecco di Valdobbiadene e Conegliano che, pur rimanendo marginale rispetto alla presenza maschile, registra segnali molto incoraggianti.

Lo studio parla poi di un fatturato annuo di 280 miliardi di euro, una cifra notevole in settori, fino a pochi anni fa, ad appannaggio dei soli uomini. Nel complesso, su un arco di 5 anni, le imprese che evidenziano una maggiore presenza di donne tra i soci sono il 38% del totale, in crescita dell’1,1% rispetto al 2009.

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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