Italian sounding beffa internazionale per il Made in Italy

I danni ai nostri prodotti ammontano a decine di miliardi.

Redazione MondoPMI
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Hanno nomi fantasiosi talvolta simpatici, una sorta di grammelot moderno, ma procurano danni alla nostra economia per miliardi di Euro.

Sono i cosiddetti “italian sounding”, che nel nome e nell’aspetto ricordano al consumatore prodotti 100% Made in Italy soprattutto dell’agroalimentare, spesso a prezzi molo ribassati rispetto agli originali, e che evidentemente non lo sono. Si calcola che ammonti a circa 54 miliardi di Euro di mancati introiti per i nostri produttori il totale di questo business che si concentra soprattutto nel Nord America.

L’analisi Assocamere Estero

L’analisi realizzata in 9 delle principali aree metropolitane tra USA e Canada e dove transita circa il 15% dell’export alimentare nazionale, ha visto come questi prodotti vogliano sembrare in tutto e per tutto Made in Italy, ma a costi ridotti anche del 75%, nel caso del provolone venduto a Los Angeles, ma anche pasta, sughi, oli, prodotti da forno e altri latticini si trovano facilmente nei supermercati.

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MANCANO TUTELE E normative

Secondo il presidente di Assocamere Estero Giandomenico Auricchio questo fenomeno, se arginato, potrebbe raddoppiare l’export rispetto ai valori attuali, “non si capisce perché rispetto alla produzione totale l’export di settore di Francia e Germania debba essere superiore al nostro”.

Il costo più elevato rispetto a quello delle imitazioni e la difficoltà di reperire il prodotto autentico ha creato un mercato parallelo che sfrutta ciò che in questi anni l’eccellenza italiana è riuscita a costruire in termini di qualità. Ci sono molte proposte sul tavolo per limitare questo fenomeno, soprattutto legato all’educazione del consumatore ma ancora non si è arrivati ad una normativa repressiva in questo senso.

L’altro lato della medaglia è ancora più negativo per i nostri prodotti, visto che la scarsa qualità riconosciuta dell'”italian sounding” ha un effetto boomerang per l’immagine e la reputazione di quelli che effettivamente a livello organolettico e qualitativo sono 100% Made in Italy.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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