La manifattura 4.0 per il futuro delle PMI

Per Confartigianato è un occasione per il salto di qualità del settore.

Redazione MondoPMI
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Prendendo in considerazione il fatto che l’economia italiana si basa per la maggior parte sull’apporto delle aziende micro, piccole e medie, le notizie che arrivano da Confartigianato fanno pensare ad un 2016 che vedrà queste realtà sempre più al centro della ripartenza economica.

Nel report presentato ieri, è emerso come l’Italia sia al primo posto della graduatoria dei paesi dell’Unione Europea a 28 per occupazione manifatturiera nelle PMI con meno di 20 addetti. Nelle 23 maggiori regioni dell’UE con la quota di occupazione del settore superiore al 25% ben 5 sono nel Paese. Le Marche è la prima delle nostre per peso dell’occupazione e all’ottavo posto tra tutte le regioni europee con un’incidenza di occupazione manifatturiera del 30% con 187.300 addetti impiegati. Scorrendo la classifica troviamo il Veneto con il 28,1%, seguito da Emilia Romagna, Lombardia (con 1.115.400 occupati, il più alto d’Italia) e Piemonte.

Il comparto conta molto sui makers: sono più di 300mila, infatti, le imprese artigiane manifatturiere che contano su quasi un milione di addetti, e che variano dalla lavorazione e produzione di metalli ai tessuti, dall’alimentare alla pelletteria, dalle pietre al legno e molto altro.

A dare una visione futura del settore ci pensa il segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, alla Commissione Attività Produttive della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’Industria 4.0. “Il modello da applicare in Italia, deve essere aderente alla biodiversità produttiva del nostro Paese in cui prevalgono le PMI, dove già coesistono la realtà dei makers, che accostano le tecnologie digitali e saper fare artigiano producendo risultati di grande rilievo.”

La speranza di Fumagalli è quella che il Manifatturiero cominci ad abbracciare la quarta rivoluzione industriale che in Germania è già in atto da molti anni e che ha dato risultati eccezionali rendendo il Paese leader economico nello scacchiere europeo.

Ma cosa sarà la Manifattura 4.0?

È quel termine che definisce il nuovo concetto di produzione, che grazie alle nuove tecnologie dei dispositivi connessi e dell’Internet Of Things si trasforma radicalmente. Enormi quantità di dati prodotti da nuovi macchinari e dispositivi in rete consentono un’analisi sui sistemi organizzativi permettendo una maggiore efficienza e di conseguenza migliori risultati. La smart factory (fabbrica intelligente) ha l’obiettivo di monitorare i processi, creando una copia virtuale della produzione fisica e decentralizzando le decisioni, cooperando con gli essere umani in real-time e con l’aiuto dei dispositivi connessi dando un contributo maggiore alla catena del valore.

Secondo Confartigianato la digitalizzazione della manifattura appare come elemento di trasformazione centrale anche nelle piccole realtà artigiane tipiche del sistema economico italiano. Per questo motivo c’è bisogno di sviluppare strumenti per l’intermediazione intelligente tra lavoratori nuovi e tradizionali, portatori di nuove soluzioni e nuove visioni per il futuro del comparto.

Image Credit: shutterstock

 

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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