La produttività industriale è la chiave della ripresa

Ma la strategia deve vedere la collaborazione tra le parti sociali.

Redazione MondoPMI
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L’occasione per il rilancio del paese è grande ma servono investimenti in innovazione, organizzazione aziendale e relazioni industriali.

Gli obiettivi futuri dell’industria sono stati al centro della discussione durante i lavori di “Occupiamoci di industria” organizzato a Milano da CISL dove sono intervenute tutte le parti sociali: Governo, industriali e sindacati.

Le parti devono collaborare

Si è parlato molto della questione industriale, il grande motore dell’economia italiana. CISL ha delineato le proprie linee guida per il futuro di questo settore, un futuro dove le imprese, e di conseguenza il Paese stesso, devono puntare sulla competitività. La via della ripresa secondo il sindacato passa per una maggiore produttività, ma anche con un sostegno efficace al credito e investimenti decisi sull’innovazione.

Sulla stessa linea d’onda anche Vincenzo Boccia di Confindustria secondo cui “avere aziende più competitive significa più investimenti, più occupazione e più domanda”. Sempre secondo il presidente dell’associazioni degli industriali, gli investimenti da parte delle imprese sono doverosi ma non devono essere l’unica via: tutte le parti sociali devono collaborare ad un “dialogo formale e sostanziale”.

Salario di produttività e contrattazione aziendale

Il Governo da parte sua, attraverso la voce del Ministro Carlo Calenda, spinge per nuovi e ulteriori interventi legati alla defiscalizzazione del salario di produttività, soluzione condivisa anche dall’associazione degli industriali.

Altro argomento caldo dell’evento è stato quello relativo alla contrattazione aziendale: secondo la segretaria di CISL, Furlan, solo il 20% delle aziende italiane la fa. Proprio venerdì, in questo senso, i sindacati hanno firmato un accordo per ampliare la contrattazione anche nelle PMI dove non esiste la rappresentanza sindacale.

Resta la necessità, palesata da tutte le parti in causa, di mettere al centro dell’agenda del Paese, la ripartenza del tessuto industriale per recuperare il terreno perduto durante la crisi. Le vie percorribili sono diverse dalle nuove politiche commerciali europee, all’innovazione, ma il lavoro deve partire in prima battuta direttamente dalle nostre aziende che hanno bisogno di crescere in dimensioni e migliorare la gestione dei momenti di cambio generazionale, fase fondamentale ma critica, per tanti imprenditori locali.

Image Credit: shutterstock

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3 risposte a “Aprire Partita IVA nel 2015: quanto costa?”

  1. Grazie di questo preciso specchietto; chiedo anche quanto potrebbe essere un costo annuale di gestione da parte di un commercialista

  2. Ciao Paolo, grazie per il commento. Il costo annuale del commercialista dipende molto dalla zona e dal professionista che interpelli. In media si tratta di 1.000 euro all’anno ma potrebbe variare da 500 a 2.000 euro. Un altro aspetto da considerare oltre a quelli citati nell’articolo è l’adesione al regime dei minimi. Il miglior consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia.

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