Accesso al credito per le PMI e Basilea 3

Studio Baldassi
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Uno degli elementi di maggior difficoltà a livello europeo è quello di uniformare i regolamenti comunitari quando i Paesi presentano delle differenze congiunturali molto evidenti. Si pensi ad esempio alla struttura imprenditoriale degli Stati membri: risulta difficile riuscire ad omogeneizzare delle regole adatte sia per Nazioni composte da un comparto industriale fondato sulle aziende di grandi dimensioni, piuttosto che per Paesi come il nostro, basati sulla Piccola Media Impresa.

Tale differenza si sta facendo molto marcata anche in relazione all’entrata in vigore del “Basilea 3”, un documento che stabilisce le regole per la gestione delle attività a rischio del sistema bancario. Tra le varie imposizioni che tale regolamento introduce, quella più preoccupante per le PMI italiane riguarda le nuove modalità di accesso al credito per le imprese.

Molti opinionisti infatti affermano che la necessità del Basilea 3 di rendere più forti e stabili le banche, attraverso dei regolamenti più stringenti sulla cessione di liquidità, possa alla lunga avere ripercussioni negative sull’economia reale, esponendo famiglie ed imprese ad un nuovo rischio di credit crunch. Il motivo di tale preoccupazione ricade appunto sulle norme, in quanto i requisiti più marcati di capitale richiesti alle banche dopo la crisi potrebbero portare gli Istituti a dover ricorrere a maggior liquidità su tre leve:

  • raccogliendo nuovo capitale;
  • riducendo le attività in portafoglio;
  • aumentando il costo del credito.

Il rischio che tale politica possa ripercuotersi sulle aziende meno strutturate è alto, ma a tal proposito è prontamente intervenuta l’Associazione Bancaria Italiana sostenendo un emendamento approvato dalla Commissione Affari Economici e Finanziari del Parlamento Europeo  lo scorso 14 maggio.  In sede comunitaria è stato accolto il “PMI Supporting Factor”, un fattore di correzione  applicato ai finanziamenti alle Piccole Medie Imprese che pondera in maniera corretta il minor rischio sistemico delle aziende di più piccole dimensioni, permettendo di ricalcolare correttamente il requisito patrimoniale minimo richiesto alle banche. L’esatta applicazione di questo fattore di compensazione dovrebbe permettere il paragone tra le PMI italiane e le realtà europee più strutturate.