Come stanno cambiando le Piccole Medie Imprese?

Redazione MondoPMI
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Cosa c’è di nuovo rispetto a quello che sempre si dice sulla Piccola Media Impresa: cioè è veloce, elastica, ha poche persone ma si adatta rapidamente alle esigenze del cliente? Dall’analisi delle venti imprese emergono con forza:

  1. nuove specifiche tipologie di impresa;
  2. nuove configurazioni di Piccola Media Impresa;
  3. nuove regole per la crescita delle Piccole e Medie Imprese.

1. Per quanto concerne le nuove tipologie di impresa intendiamo evidenziare:

  •  l’impresa “specializzata (App Tech srl, BFT Spa, Contarini spa, E-Group srl, FIVE Srl, Garbellotto spa, IMG Spa, Italfile srl, Pasta Zara spa, Rigoni di Asiago spa, SAIV Spa) che rappresenta un percorso evolutivo di profondità di prodotti e di servizi;
  • l’impresa “plurispecializzata(Angeloni srl, Design & Consulting srl, Gruppo SME, Italneon srl, Lavina Costruzioni srl, Pegoraro Gas Technologies srl, Texa spa) che hanno prodotti e servizi diversi a seconda delle tipologie di clienti seguiti;
  • l’impresa “a rete(European Industrial Engineering srl, Gruppo Novello) che si interconnettono con diverse realtà internazionali commerciali e logistico-produttive.

2. Per quanto concerne le nuove configurazioni di piccola e media impresa, dall’analisi dei casi possiamo dire che comprendono numerosi aspetti (vedi Tavola I di sintesi);

a) la visione strategica: si sta sempre più passando ad uno sguardo oltre il breve periodo, ovvero verso i tre anni con una forte attenzione a tutti i segnali quotidiani;

b) il ruolo dell’imprenditore: la successione generazionale è avvenuta in talune aziende (citiamo solo a titolo d’esempio tra le altre Italneon, Contarini, Pasta Zara, IMG)  che hanno cambiato profondamente la figura dell’imprenditore. I figli hanno cambiato il ruolo dell’imprenditore rispetto ai loro genitori. I caratteri essenziali dei “nuovi” imprenditori sono:

“giocatori di squadra questo perché vi è

  • la molteplicità: dall’imprenditore unico si è passati – grazie ad una compiuta evoluzione aziendale – a 2, 3, 4 o addirittura 5 figli
  •  la specializzazione: mentre il padre conosceva tutto dell’impresa, i figli si specializzano in singole aree di competenza
  • l’integrazione: i figli si integrano rapidamente. Sono abituati a dialogare tra loro ed a lavorare in fiducia e flessibilità di ruoli

“partecipativi”

I figli sono ormai cresciuti e sono divenuti la 2^ o la 3^ generazione al comando. Hanno una cultura di base molto spesso universitaria (prevalentemente economia o ingegneria) talvolta supportata da master in business administration e sono abituati, in modo naturale, a dialogare, a confrontarsi tra loro e con i collaboratori

“aperti ed estesi”

Proprio perché laureati, i nuovi imprenditori sono portati al dialogo con le università ed il mondo della ricerca

“innovativi”

La nuova generazione dialoga ed opera – a differenza della generazione precedente – in modo naturale con le nuove tecnologie

  • basati sul tempo. Il tempo dedicato al lavoro da parte delle nuove generazioni è sempre minore di quello delle generazioni precedenti, anche perché lo sforzo accomunato di 2 e 3 o 4 figli risulta essere sempre maggiore di quello di un unico padre. Ma soprattutto le nuove generazioni sono sempre più attente al tempo (e alla qualità della vita).
  • basati sul rischio. Le nuove generazioni al comando sono costituite da persone che hanno tra i 40 ed i 50 anni di età e sviluppano nuove business idea o nuove attività (commerciali, produttive, di prodotti, ecc.) con tecniche manageriali (business plan) o partner esterni (consulenti,  merchant bank) che rappresentano dei rischi ma rappresentano – di fatto – la crescita presente o prossima dell’impresa da piccola ad una maggiore dimensione.

c) lo stile di leadership dell’imprenditore: sempre più abituato al dialogo, al confronto, alla comunicazione e alla condivisione di idee, progetti, soluzioni;

d) l’orientamento alla crescita: la crescita è progettata, spesso insieme ai clienti, ed a piccoli passi;

e) l’orientamento al cliente: il rapporto con il cliente è sempre cruciale, con una logica personalizzata e poco massificata;

f) l’organizzazione interna: è piatta, reattiva, informale ed orientata ai processi;

g) l’orientamento all’internazionalizzazione: presenza su più paesi esteri con diverse forme organizzative;

h) l’orientamento all’innovazione: collaborazione interna ed esterna per avere nuovi prodotti o processi;

i) l’orientamento alla Società: sempre più orientata ad una logica di scambio di conoscenza  con Università, Parchi Scientifici, Centri di Ricerca, Enti Pubblici, Mass Media.


Tavola 1. Le principali caratteristiche delle piccole e medie imprese analizzate (clicca per visualizzare)


3. Per quanto riguarda le nuove regole per la crescita delle piccole e medie imprese, possiamo schematicamente segnalare:

a) la forza dello sciame: la pmi deve continuare a “cercare” insieme alle altre opportunità e vincoli presenti nella “rete” del mercato globale, rete che non ha centro, né orbita, né certezza in una complessità caotica e tutto ciò imprime nuove forze ai soggetti decentrati;

b) la velocità dell’interconnessione: la pmi proiettata nel mercato globale si interconnette facilmente con nodi, agenzie, centri che distribuiscono non solo prodotti o servizi, ma anche informazioni e conoscenza. Interconnettersi significa dunque proseguire nella velocità neuronale delle reti sempre più estese ma anche sempre più pregne di opportunità;

c) il sistema liquido: la pmi è, per definizione, un sistema aperto ed interconnesso alla velocità del mercato nel quale opera. Deve continuare a mantenere questa apertura di “fonti sorgenti”, poiché ciò le imprime velocità continua ma, soprattutto, mantiene l’attenzione al mercato (di informazioni, di prodotti, di servizi, di tecnologie, di conoscenze) senza rinchiudersi in un (eventuale) vantaggio competitivo “volatile”;

d) la comunicazione “emotiva”: la pmi deve sviluppare la capacità emotiva di cogliere le tecnologie più potenti (Internet in primis) per intensificare, moltiplicare e sviluppare relazioni di tutti i tipi;

e) il modello “a grappolo”: la forza del gruppo imprenditoriale è quella di avere più componenti fidati, conosciuti, specializzati, zippati nel tempo e nello spazio.

 

Articolo redatto da: Salone d’Impresa