Commissione Europea e le ricette per superare la crisi

Studio Baldassi
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Nella giornata di ieri Antonio Tajani, vice Presidente della Commissione Europea è intervenuto a Roma per la presentazione della Settimana Europea delle PMI e per altri interventi istituzionali. Durante la giornata, Tajani ha illustrato la sua visione della situazione economica per le Piccole Medie Imprese nazionali, soffermandosi in particolare su quelle aperte all’internazionalizzazione del proprio business.

Il vice Presidente ha inizialmente affrontato il tema della giustizia sociale, sostenendo che una mancanza di equità nei sacrifici richiesti ai cittadini ed alle imprese potrebbe favorire un sentimento contrario allo spirito dell’Unione Europea, da sempre orientato ad essere un mercato di scambio destinato alla libera circolazione dei beni e dei cittadini lavoratori. Oltre alla giustizia sociale, anche le barriere burocratiche, l’accesso al credito e le scarsa modernità delle infrastrutture pongono le PMI in una condizione di disagio riguardo l’internazionalizzazione, al punto che solo il 26% di queste sono aperte agli scambi con gli altri Paesi UE.

In aggiunta alla riduzione della pressione fiscale su imprese e lavoro, Tajani ha individuato nella mancanza di visione innovativa una delle maggiori  cause di assenza di competitività del nostro sistema industriale. Un problema politico, poichè negli anni non si è compreso non solo come migliorare la qualità della spesa, ma anche come investire a livello quantitativo: solo l’1.9% del PIL viene utilizzato per il finanziamento alle imprese innovative, dato nettamente inferiore alla media europea.

Nonostante questa critica al sistema politico nazionale, Tajani ha accolto favorevolmente l’impegno del Ministro Passera nell’attuare entro novembre la direttiva sui ritardi di pagamento, dove l’Italia è il fanalino di coda continentale con una media che supera i 180 giorni e debiti scaduti per circa 90 miliardi di euro.

Su queste basi, il vice Presidente ha indicato la via da perseguire per uscire dalla crisi il più rapidamente possibile, specialmente per le PMI del settore manifatturiero (aumentando gli investimenti in tale settore dall’attuale 15,6% al 20% entro il 2020):

  • investire nelle attività produttive pre-crisi entro il 2015, per arrivare al 23% entro il 2020;
  • investire in macchinari ed attrezzature a livello pre-crisi per raggiungere il 9% entro il 2020;
  • passare dall’attuale 21% al 25% di PIL di interscambio di beni nel mercato comunitario entro il 2020;
  • raggiungere almeno la quota del 26% delle PMI che utilizzano l’e-commerce entro il 2015.

Per superare la crisi non servono solo stime o variazioni sugli investimenti, piuttosto è necessario invertire la rotta a livello di pensiero e modalità di azione, a partire dai giovani. Il sistema scolastico deve essere infatti capace di coordinarsi con le imprese, fornendo dei ragazzi preparati e pronti per entrare nel mondo del lavoro già formati e con ruoli ricercati dal mondo professionale, con il preciso intento di ridurre la disoccupazione.