L’Italia dei distretti che torna a crescere

Studio Baldassi
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E’ ancora troppo difficile pensare ad una crescita forte e duratura per le imprese dopo molti anni di crisi. Pensare che le PMI siano in grado di evolvere questa situazione di disagio economico in una fonte di eccellenza sembra, a molti, un traguardo irraggiungibile.

Eppure non tutte le aziende sono rimaste inermi durante la tempesta portata dalla crisi. Molte di loro, le più virtuose, hanno presocolto l’occasione per reinventarsi e ristudiare i processi produttivi in un’ottica strategica maggiormente sostenibile.

Sono proprio le Piccole Medie Imprese, maggiormente legate al territorio ed alle sue peculiarità, quelle capaci di trainare i distretti produttivi nelle quali operano, catalizzando la loro trasformazione in veri e propri centri di eccellenza riconosciuti a livello mondiale. Un modello di successo tutto italiano con una aggregazione di 278mila PMI, che secondo le analisi di UnionCamere, genera un indotto pari a 75 miliardi di euro di valore aggiunto e una forte spinta occupazionale, che garantisce lavoro ad 1.4 milioni di addetti.

E’ in questi distretti che si sviluppa almeno il 50% della capacità manifatturiera del nostro Paese, potenzialità e capacità imprenditoriale legata da un unico filone: la lungimiranza e la proattività degli imprenditori alla loro guida. In termini di performance, i distretti che hanno performato meglio nell’ultimo anno sono stati:

  • l’alimentare del Veneto
  • i distretti della pelle, del cuoio e delle calzature in Toscana
  • l’abbigliamento della provincia di Empoli

Sembra che si sia inoltre invertito quel trend che spingeva molte aziende a delocalizzare. Una pratica sempre meno utilizzata dalle imprese, che preferiscono di gran lunga la collaborazione, anche su contesti internazionali, volta a generare nuovo valore e spinta propulsiva per il Paese.