Esportazioni, i brevetti sostengono gli imprenditori

Studio Baldassi
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Il brevetto è l’asso nella manica delle aziende orientate all’internazionalizzazione dei propri processi. Questo il risultato di quanto emerge da uno studio di Intesa SanPaolo sulla base di una banca dati di oltre 60 mila imprese manifatturiere italiane.

Secondo la ricerca, a differenza dell’innovazione fatta in casa, il brevetto garantisce maggiori esportazioni, propensione agli acquisti oltre confine, partecipazioni estere nel capitale aziendale, maggiori probabilità di certificazioni ambientali e di qualità ed incidenze positive in termini di fatturato e redditività.

Le domande di brevetto all’Ufficio Europeo (Epo) sono aumentate negli ultimi quattro anni del 4%, ma rimangono direttamente proporzionali alle dimensioni aziendali. La fascia di grandi imprese che brevettano è salita dal 18,6% al 22,5%, mentre per le Piccole Medie Imprese la situazione è molto diversa, recentemente descritta in un precedente articolo: l’accesso al brevetto è più complicato per tutte le aziende con limitate risorse d’investimento che affrontano la crisi internazionale, conclusione confermata dal fatto che circa il 7% delle PMI  sul territorio nazionale ha deciso di proteggere le proprie innovazioni.

Lo studio rivela che la scelta si dimostra nella maggior parte dei casi vincente. Il oltre il 61% delle aziende in possesso di brevetto è presente nei mercati internazionali con le proprie attività di export, a differenza del 28% dei competitors che non lo possiedono. L’incremento medio del fatturato si aggira attorno al 10%, quello dei ricavi e redditività rispettivamente del 6,1% e 6,9%. I settori merceologici più brevettati sono farmaceutica ed elettrodomestica, per i quali oltre il 20% ha deciso di avvalersi di questo strumento. Seguono con numeri in crescita meccanica, auto motive ed elettrotecnica, mentre rimane piuttosto bassa la diffusione riguardo i settori del Made in Italy.

Giovanni Foresti, Servizio Studi di Intesa San Paolo, ha sottolineato in una recente intervista a Il Sole 24 Ore come “nelle PMI il grado di diffusione dei brevetti è ancora basso, principalmente a causa dei limitati investimenti in Ricerca e Sviluppo. Il problema italiano non è tanto la qualità della ricerca, ma la quantità della spesa dedicata ad essi. […] Occorre inoltre trovare meccanismi di incentivazione fiscale strutturale per le attività svolte dai privati e professionisti ed evitare la fuga delle aziende innovative”.