Gli sforzi di Governo e BCE per valorizzare l’occupazione giovanile

Studio Baldassi
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Ieri, a Roma, il premier Mario Monti ed il Presidente della BCE Mario Draghi hanno parlato entrambi della situazione occupazionale giovanile, l’uno al Forum Nazionale dei Giovani, l’altro alla giornata di commemorazione di Federico Caffè (illustre economista italiano scomparso nell’87) alla Facoltà di Economia della Sapienza.

Monti ha spiegato che, in Italia, il 29% dei fondi strutturali per il 2007-2013 (oltre 8 miliardi di euro) potrebbero essere impiegati per migliorare la situazione lavorativa dei giovani. In attesa di vedere come questi soldi saranno impiegati, il Premier ha annunciato anche una “riforma del merito” che comprenderà incentivi, borse di studio e tasse più basse per gli studenti più bravi. La riforma del lavoro paventata da Monti sarebbe dunque orientata a favorire una distribuzione più equa delle risorse, pur necessitando di una maggiore flessibilità, da parte dei giovani stessi, in termini di disponibilità a cambiare lavoro più spesso.

In un’intervista rilasciata la sera stessa a La7, inoltre, il Premier ha aggiunto che il governo sta facendo il possibile per evitare l’aumento di due punti percentuali dell’Iva  e, a proposito dell’ultimo vertice europeo, si è detto ottimista sulla futura possibilità di avere gli eurobond poiché «Sono di più i Paesi che si sono pronunciati a favore, anche se non era una votazione. Occorre, certo, il consenso della Germania, ma evitare che qualche Paese esca dall’euro è interesse di tutti, tedeschi compresi». Infine, Monti ha ricordato che nel vertice Ue si è affrontato anche il tema di «una più incisiva vigilanza bancaria integrata».

Mario Draghi, dal canto suo, ha sottolineato come la crisi internazionale abbia colpito soprattutto i giovani: tra il 2007 e il 2011 il tasso di disoccupazione è aumentato di 5,8 punti percentuali nella classe di età 15-24 (attestandosi, nel primo trimestre del 2012, al 34,2%, contro l’8% della Germania ed il 22% della media Ue), di 3,5 punti nella classe 25-34 e di 1,8 punti nella classe 35-64. Secondo l’ex governatore di Bankitalia, questi numeri confermano «la iniqua distribuzione del peso della flessibilità solo sui giovani» ed invita le Piccole Medie Imprese ad investire su di loro, non destinandoli solo a lavori di basso valore aggiunto.

Anche Draghi ha sostenuto l’importanza del ruolo di ogni banca per la ripresa di crescita e occupazione, aggiungendo che «La crisi economica e finanziaria ha messo in discussione la convinzione miope che un’unione monetaria potesse rimanere solo tale», senza evolversi in senso politico verso qualcosa di più vincolante sotto il profilo della sovranità. È dunque in questa direzione che il Presidente della BCE ha auspicato un rilancio.