I giovani e il sogno di fare impresa

Studio Baldassi
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I mercati cambiano, il lavoro latita, ma il modo migliore per superare la crisi è quello di avere coraggio. Quel coraggio che spinge gli imprenditori a cercare i metodi migliori per ottimizzare le risorse a disposizione dell’azienda e garantire la sostenibilità del business anche in un contesto di difficoltà internazionale. Ma se da una parte vi sono i professionisti affermati, dall’altra ci sono i giovani che dimostrano di possedere la propensione al “fare impresa”.

Dai dati di una ricerca di GfK in collaborazione con l’Università di Monaco emerge che il nostro Paese è al quarto posto in una speciale classifica dedicata ai desideri di autoimprenditorialità degli under 30. L’indagine, condotta su un campione di 18 mila persone in 16 Paesi, evidenzia come per i giovani il sogno di mettersi in proprio sia di gran lunga la scelta preferita rispetto a quella del lavoro dipendente.

Le ragioni di questo pensiero vanno ricercate essenzialmente in due difficoltà che stanno colpendo le nuove leve:

  • l’attuale precarietà connessa al mondo professionale;
  • lo sconforto verso le possibilità di carriera futura.
Ma dai dati emergono anche delle peculiarità positive che contraddistinguono i nostri ragazzi sotto i 30 anni rispetto a quelli degli altri Paesi europei. Ben il 55% degli intervistati italiani afferma che sarebbe più entusiasta all’idea di iniziare un’attività in proprio (contro il 48% della media europea) ed addirittura il 91% ritiene che in prospettiva futura l’imprenditoria avrà un ruolo sempre maggiore all’interno del contesto economico nazionale.

Diverso invece è il discorso legato al reddito: la ricerca dimostra come l’ottenimento di una remunerazione continuativa sia solo l’ultimo dei motivi per avviare l’impresa. Vale lo stesso per le attività autonome come secondo lavoro che, nonostante sia un’usanza largamente utilizzata in diversi Paesi esteri, non è un opzione considerata dai giovani italiani.