Inglese in azienda: le nostre imprese faticano

Si parla poco e male a livello professionale, ma le cose stanno migliorando.

Redazione MondoPMI
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Inglese in azienda? No, thanks. Sono ancora traballanti i rapporti tra i lavoratori delle aziende italiane e la lingua anglosassone, anche se le cose stanno lentamente migliorando.

A rivelarlo è chi questo mestiere lo fa di professione, EF Corporate Solutions, che ha analizzato un campione di oltre mezzo milione di persone appartenenti ad oltre 2 mila aziende di tutto il mondo. Il campione proveniente da 40 stati del mondo ci vede giusto alla metà della classfica con un livello di conoscenza intermedio-basso anche se in crescita del 7,92%.

Le aziende continuano ad investirci

Nonostante i risultati non di certo lusinghieri, le aziende dimostrano di aver capito la necessità di interpretare e conoscere “la lingua globale”: sono infatti aumentati del 7% gli investimenti da parte delle nostre imprese nel 2015 (anno preso in analisi da EF). I migliori in inglese sono i professionisti dei Paesi Bassi seguiti dagli scandinavi mentre i peggiori sono gli iracheni. In linea generica in Europa ci comportiamo bene, sono i sudamericani a soffrire di più.

Consulenti e professionisti se la cavano meglio

Sono queste le categorie professionali che hanno mostrato un livello di inglese più alto rispetto agli altri, seguiti da ingegneri e operatori del Food & Beverage. I peggiori sono i professionisti della Pubblica Amministrazione (anche insegnanti e professori) ma all’ultimo posto ci sono gli operatori del settore logistico. 

A commentare il report è Cristina Sarnacchiaro, Country manager Italia, sottolineando come nelle aziende e nelle PMI che esportano ci sia sempre una parte di professionisti in grado di comunicare in lingua con un livello minimo o discreto. Le grandi aziende che concentrano maggiormente i loro sforzi per aumentare il livello di conoscenza dei dipendenti, subiscono un effetto contrario, in quanto chi si impegna in corsi e lezioni teorico pratiche non ha poi molte occasioni di testare il proprio livello durante l’operatività professionale giornaliera.

Il fenomeno, secondo uno nota dei giorni scorsi dell’Unione Europea, è preoccupante vista la forte disoccupazione che colpisce i giovani italiani e che a causa del nostro livello medio di conoscenza rischiano di perdere sempre maggiore competitività nei confronti dei loro colleghi europei ed extra-europei.

Image Credit: shutterstock