La ricerca dell’innovazione nelle PMI italiane

Studio Baldassi
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Uno degli elementi fondamentali nella gestione di una azienda di successo è certamente la sua capacità di reinventarsi. Saper ammodernare l’intero processo di produzione, così come riuscire ad offrire un prodotto o servizio in linea con le aspettative e le esigenze della propria clientela, sono solo due degli elementi che possono garantire la prosperità necessaria ad una Piccola Media Impresa.

L’innovazione dunque gioca un ruolo fondamentale per crescere, soprattutto in un periodo come l’attuale, segnato da forti difficoltà derivanti dalla crisi di liquidità finanziaria (credit crunch) e dal calo generalizzato della domanda. Ma qual è lo stato dell’arte delle PMI italiane rispetto a quelle europee?

La situazione fotografata dalla Commissione Europea nel rapporto “L’Unione dell’innovazione 2014” non lascia spazio a fraintendimenti: la capacità delle nostre aziende di ammodernare i processi e gli output produttivi è semplicemente non confrontabile rispetto a quelle delle altre nazioni europee. Il problema maggiore sembra essere la capacità di sviluppare una efficace Ricerca e Sviluppo, che è scarsamente supportata sia a livello finanziario sia a livello strutturale rispetto ai concorrenti internazionali. Manca infatti una cultura della R&S, una sorta di cooperazione internazionale, capace di ridurre il divario tra Paesi e cercando di creare una rete di conoscenza immediatamente rivendibile nel mercato attraverso la generazione di prodotti o servizi ad alto tasso di innovazione.

Un dato certamente negativo per il nostro Paese, che diventa quasi drammatico se paragonato alla crescita di altri Stati europei. Analizzando il periodo 2007-2013 infatti, Lettonia, Estonia e Portogallo sono cresciuti di più in termini di innovazione rispetto al’Italia. Si allarga quindi il distacco delle PMI italiane che non riescono a mantenere il passo di Paesi leader come Danimarca, Finlandia, Germania e Francia.

Il vero problema delle Piccole Medie Imprese sembra comunque non essere esclusivamente legato alla lungimiranza di chi le guida nel processo di crescita, ma all’errato uso che le regioni fanno dei contributi europei dedicati a tali questioni. Solo Lazio e Umbria hanno fatto un uso consapevole dei fondi stanziati dalla Comunità Europea per il periodo 2007-2013, al contrario di Puglia, Sardegna e Liguria che ne hanno fatto un uso molto ridotto.

Sembra dunque che l’innovazione per le Piccole Medie Imprese vada ricercata in due momenti distinti: serve inizialmente una forte propensione e lungimiranza da parte degli imprenditori, ma serve ancor di più che si prenda consapevolezza dei programmi di finanziamento alle imprese volti a ridurre questo divario che potrebbe allargarsi ulteriormente nei prossimi anni.

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