Lavoro in open space: beneficio o pericolo per la produttività?

Porta risultati concreti alla produttività un unico spazio di lavoro?

Redazione MondoPMI
0
0
lavoro-in-open-space

La moda, o chiamiamola tendenza, provenente dagli Stati Uniti, già da qualche anno ha influenzato datori di lavoro e manager ad un nuovo modo di intendere l’ambiente di lavoro. L’introduzione del lavoro in open space ha modificato dinamiche e interazione dei lavoratori fin dalla metà degli anni 50 quando il celebre architetto Frank Lloyd Wright decise di proporre questa soluzione avanguardista all’epoca.

L’obiettivo di rimuovere le barriere tra ufficio e ufficio, tra dipendente e dipendente inizialmente non fu dettata da un progetto di miglioramento della vita lavorativa dei dipendenti, anzi venne vista come possibilità di controllo da parte dei datori di lavoro sui propri sottoposti, senza che essi potessero avere occasioni di distrarsi o “nascondersi” facendo i propri interessi personali durante l’orario lavorativo.

Dal 1964 poi, Robert Propst, cambia l’ideologia dell’open space come occasione di controllo, facendolo diventare un luogo libero da barriere che avrebbe favorito la condivisione di idee, i flussi comunicativi e la collaborazione, riducendo al minimo le divisioni gerarchiche.

Dal 1998, la visione cambia nuovamente, il neurologo inglese Paul Thompson, affermò come un unico luogo di lavoro per i dipendenti sia deleterio per gli obiettivi e le performance aziendali trovando nel nemico numero uno la distrazione.

Per dare un’idea di come possa incidere il luogo di lavoro nella produttività di un lavoratore, Get Voip ha creato questa infografica in cui ha raccolto le ricerche più autorevoli nel settore. Questi sono i risultati:


infografica-open-space