Le conseguenze del Decreto Sviluppo sulle detrazioni dell’IVA

Studio Baldassi
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La detrazione dell’IVA relativa al credito insoluto e dedotto dal reddito d’impresa non è più possibile negli accordi di ristrutturazione del debito. Questa la conseguenza più evidente della modifica apportata dal Decreto Sviluppo alla normativa delle imposte sui redditi (Dpr 917/86), causa del mancato coordinamento con la normativa IVA (Dpr 633/72).

La modifica, che ha toccato la parte di norma relativa alla valutazione dei crediti fiscali, dal 26 giugno scorso consente la deduzione dal reddito per i crediti persi verso un debitore che ha concluso l’accordo di ristrutturazione; viceversa non viene considerato l’accordo di una procedura concorsuale, nonostante sia disciplinato all’interno della legge fallimentare.

Il mancato accordo delle due norme da parte del Decreto Sviluppo comporta quindi la possibilità di dedurre l’IVA all’interno del credito insoluto solamente dal reddito d’impresa (articolo 101, comma 5, Tuir).

Di dubbia efficacia risulta anche un’altra disposizione del Decreto, la quale prevede la possibilità di detrazione dell’IVA in caso di mancato pagamento totale o parziale su accordo fra le parti, previa nota di accredito: l’agevolazione può essere utilizzata solamente entro un anno dall’avvenuta operazione, termine molto probabilmente già decorso all’atto dell’omologa dell’accordo da parte del tribunale.