Made in Italy: 437 aziende vendute all’estero in 5 anni

Studio Baldassi
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Uno degli effetti peggiori della crisi che sta colpendo le Piccole Medie Imprese è probabilmente la perdita del peso del Made in Italy nel mercato globale.

Non si tratta in realtà di una diminuzione della conoscenza dei valori connessi al marchio, quanto una drastica riduzione delle Piccole Medie Imprese che potevano vantare produzioni considerate eccellenze nazionali riconosciute nel mondo.

Sebbene vi fosse stato negli ultimi mesi un timido segnale da parte di alcune aziende alla rinuncia al processo di delocalizzazione tornando a produrre in Italia, una ricerca della KPMG, nota società di consulenza, ha dimostrato come nel periodo 2008-2012 i passaggi di proprietà di imprese da italiane a estere siano stati ben 437. Ad essi va associata una spesa complessiva di 55 miliardi di euro per l’acquisizione dei marchi italiani.

Maggiormente emblematico invece il rapporto Eurispes che ha catalogato in un database 130 marchi che rappresentavano l’eccellenza del nostro Paese e che nel giro di 20 anni hanno cambiato proprietà. Questi appartengono principalmente a 4 settori:

  • alimentare (43);
  • automazione e meccanica (16);
  • moda (26);
  • arredo (9).

A queste si uniscono 36 imprese classificate nella categoria “altro”, che sono da associare ai settori della chimica, edilizia e telecomunicazioni.

Interessante capire per quali ragioni tali aziende non siano più a governance nazionale: le motivazioni evidenziate dallo studio sono molto simili a quelle che stanno mettendo in difficoltà le PMI attuali. Emerge infatti una congiuntura economica negativa, segnata da una eccessiva tassazione, un peso burocratico che rende difficile la competitività delle stesse e soprattutto una decisa difficoltà di accesso al credito, soprattutto per le realtà meno strutturate.

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