Oltre il credit crunch: i business angels per le start-up

Studio Baldassi
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Le start-up sono delle micro imprese, spesso composte da solo una o due persone che ritengono di aver concepito un’idea di business capace di generare, per la innovazione che intendono introdurre nel mercato, degli utili molto elevati a fronte di un modesto investimento iniziale. Al fine di finanziare l’avviamento, essi si rivolgono sempre più spesso ai cosiddetti business angels, ossia dei privati che, in cambio di una percentuale sul ritorno dell’investimento (ed in generale sugli utili) concedono dei capitali per iniziare l’attività imprenditoriale. La valutazione, così come avviene per gli Istituti di credito ed i venture capitalist, si basa sulla ponderazione delle prospettive future dell’attività (business plan) e sulle garanzie che le stesse possono offrire relativamente alla bontà del modello di business.

La crescita di tali “angeli” è stimata in Italia del 23% su base annua, ma è destinata ad aumentare. Attenzione però a non leggere tali dati in maniera troppo positiva: è vero che stanno crescendo, ma tale soluzione vale solo per le start-up. Per le Piccole Medie Imprese e per le aziende di maggiori dimensioni infatti, la banca ed i venture capital restano il miglior canale per ottenere credito. A tal proposito, il volume di affari italiani nel 2011 è stato di 117 milioni di euro per il circuito bancario, contro i 34 dei business angels.

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