I Piani Individuali di Risparmio (PIR): investire nelle PMI.

Investimenti nell'economia reale, godono di una disciplina fiscale vantaggiosa.

Redazione MondoPMI
0
0
PIR-Piani-Individuali-Risparmio

I Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono un nuovo prodotto finanziario, introdotto dalla legge di stabilità 2018. Sono piani di investimento operati da società di gestione del risparmio, e composti da mix diversificati di strumenti finanziari: azioni, obbligazioni, conti deposito ed altri. Simili a fondi comuni di investimento, la caratteristica fondamentale dei PIR, è la vocazione ad essere investiti nell’economia reale, che in Italia significa soprattutto PMI. Questo obiettivo viene raggiunto attraverso l’imposizione di alcune condizioni nella composizione del portafoglio del PIR; condizioni che vengono valutate da un organismo di vigilanza prima dell’attribuzione della qualifica di Piano Individuale di investimento. Tra le più rilevanti:

  • ogni somma investita da una singola persona in un PIR deve essere destinata per il 70% ad azioni o obbligazioni di aziende Italiane, o comunque con sede in Italia;
  • almeno il 21% del valore investito in un singolo PIR è destinato a PMI: deve infatti finanziare aziende che non appartengano al FTSE MIB o mercati regolamentati equivalenti;
  • i PIR possono essere acquistati solo da persone fisiche, non da persone giuridiche;
  • Ogni risparmiatore può possedere un solo PIR;
  • L’ investimento massimo consentito ad un singolo soggetto per anno è di 30.000 euro;
  • Il tetto massimo all’investimento complessivo è di 150.000 euro;
  • la durata minima dell’investimento, per accedere alla qualifica di PIR, è di 5 anni.

[BannerArticolo]

Obiettivi dei pir ed incentivazione

L’obiettivo della creazione dei Piani Individuali di Risparmio è aprire le porte del credito anche a quelle aziende, normalmente PMI, che hanno scarse possibilità di accedere a forme di finanziamento differenti dall’intervento dei soci o dal credito bancario. Inoltre, dovrebbero essere un mezzo per favorire la circolazione del risparmio, soprattutto quello delle famiglie: i Piani Individuali di Risparmio sono pensati per canalizzarlo in attività capaci di creare ricchezza e posti di lavoro, ed in definitiva instaurare un circolo virtuoso nell’economia reale. Anche per questo sono favoriti da una disciplina fiscale vantaggiosa: sono esclusi dalla tassa di successione se trasferiti ad altro soggetto in caso di morte del sottoscrittore, ed i redditi finanziari derivanti da PIR sono esentasse se l’investimento rispetta la durata minima prevista di 5 anni.

Per assicurare che i PIR assolvano la loro funzione e che non si trasformino in uno strumento di speculazione, sono state poste anche ulteriori condizioni, tra le quali l’esclusione dai Piani Individuali di Risparmio degli strumenti emessi da aziende che esercitano attività immobiliari o finanziarie.

Al momento i PIR sembrano riscuotere successo, con una raccolta che aveva già superato il miliardo di euro a tre mesi dalla loro entrata in vigore; queste cifre fanno ritenere raggiungibile con una certa facilità l’obiettivo impostato dal Governo per la raccolta attraverso Piani Individuali di Risparmio, fissato a 1,8 miliardi di euro per il 2017.

Ti è piaciuto questo articolo? Nella nostra newsletter trovi tutte le notizie più interessanti della settimana per il Mondo delle PMI in unico contenitore.

>> Clicca qui per iscriverti <<

Image credit: Pexels