Piccole e medie imprese: come cambiano i modelli organizzativi dopo la crisi?

Redazione MondoPMI
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Quattro anni fa feci una ricerca, grazie alla collaborazione con Cisco Systems, su un territorio importante e continuo “laboratorio”, ovvero le Piccole Medie Imprese del Nord Est.

La ricerca ha avuto le seguenti caratteristiche metodologiche:

  • un campione di 250 PMI del Nord Est, di cui 50 del Trentino Alto Adige, 50 del Friuli Venezia Giulia, 150 del Veneto;
  • il campione è stato definito per classi di addetti: 10% tra 1 e 9 addetti; 18% tra 10-49; 36% tra 50-99 addetti e tra 100 e 250 addetti;
  • i settori di appartenenza sono risultati diversi ed eterogenei: informatico, meccanico, costruzioni, automazione, legno-arredo, tessile e commercializzazione prodotti diversi;
  • gli imprenditori sono stati intervistati personalmente o telefonicamente mediante un questionario creato ad hoc;
  • le dieci questioni chiave sono state presentate e discusse anche con un panel di quattro esperti provenienti da mondo diversi (Paolo Gubitta Direttore Master PMI CUOA, Giuseppe Milan Direttore Unindustria Treviso, Francesco Jori giornalismo, Michele Pelloso Regione Veneto);
Ponderando principalmente:
  1. l’approccio Imprenditoriale: cercando di cogliere la visione e la strategia, compresa la tensione alla managerializzazione, per cogliere cioè se e quanto le pmi si stanno avvicinando alla variabile “manager”;
  2. l’approccio al Mercato: cercando di cogliere soprattutto i mercati presenti e di riferimento e quelli futuri;
  3. l’approccio all’Organizzazione: capendo quali modelli organizzativi vengono adottati e quali sono stati i cambiamenti in questa direzione;
  4. l’approccio all’Innovazione: inteso soprattutto come rapporto con le principali Istituzioni Scientifiche (Università e Parchi Scientifici) che possono favorire questo sviluppo.
  5. L’approccio alla Tecnologia: intesa con cinque sotto-variabili:

– la Ricerca & Sviluppo: intesa in special modo come realizzazione di brevetti; –  la Tecnologia Informatica: per cogliere quanto l’informatizzazione sia un processo abilitante allo sviluppo aziendale; – la comunicazione esterna; – la comunicazione interna; – i posti di lavoro e quanto si stiano virtualizzando. I risultati principali che emergono in sintesi possono essere espressi in quattro modelli imprenditoriali di PMI(Vedi tabella di sintesi) ovvero:

  1.   “La Band” [1-9 addetti]
  2.   “La Compagnia di Ventura” [10-49 addetti]
  3.   “La Tribù Mobile” [50-99 addetti]
  4.   “Il Villaggio Globale” [100-250 addetti]

Tabella di sintesi: i quattro modelli emergenti d’impresa (per ingrandire vedi fondo pagina – sezione Gallery)

Questa Ricerca invece fa emergere un modello importante di Piccole e Medie Imprese fatto di alcuni aspetti forti:

  1. crucialità e centralità del ruolo dell’imprenditore e della famiglia imprenditoriale con grande fiducia nel futuro e nella crescita della propria realtà aziendale;
  2. la dimensione come fattore importante di gestione della complessità;
  3. l’attenzione ad avere una visione ed una  strategia chiara (da parte dell’imprenditore)  in orizzonti temporali diversi (a seconda della dimensione);
  4. l’attenzione ai mutamenti dei mercati ed al presidio degli stessi (locale, regionale, nazionale, europeo, globale);
  5. l’attenzione all’organizzazione con una visione molto dinamica (quasi “a stormo di uccelli”) caratterizzata da:
  • grande semplificazione nei modelli organizzativi;
  • grande attenzione alle persone con fiducia e impegno;
  • poca delega;
  • pochi responsabili;
  • pochissimi manager (prevalentemente nelle imprese di maggiori dimensioni).

Tutto questo perché:

  1. il modello della piccola impresa che cresce è fatto di grandi incertezze; poche coperture da parte dello Stato; grande solitudine dell’imprenditore che internazionalizza;
  2. molto concentrato sul fare impresa come insieme di poche variabili:  (a) la visione e la strategia; (b) l’attenzione ai mercati (ed ai clienti e fornitori) che cambiano esigenze (c) l’attenzione alle persone e al modo di fare impresa (organizzazione)
  3. è un modello di co-evoluzione con clienti, fornitori e concorrenti e persone del proprio staff: però è un modello “chiuso” all’innovazione e alla tecnologia, ovvero all’economia della conoscenza.

Credo che a distanza di quattro anni nulla sia cambiato: anzi sì. La crisi ha posto l’accento sul fattore tempo e sul fattore “il futuro del futuro è oggi” (come diceva Marshall McLuhan) accelerando la corsa verso la semplificazione e la velocità di pensare, di progettare, di agire, di concretizzare. Insomma: di vivere.

 

Articolo redatto da: Salone d’Impresa