PMI: Perché é ora di assumere un marketing manager

Redazione MondoPMI
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Ce lo diciamo ormai da anni, quasi scherzando “il consulente attempato” che “atterra” nella PMI di turno e ritrova uno scenario drammaticamente ironico in cui la funzione marketing è ricoperta dalle figure più svariate, nell’ordine:

  • il figlio del titolare, studente del secondo anno di università umanistica o scientifica ma “bravo col computer”;
  • il direttore commerciale che ha fino ad oggi contrattato fiere “ma ha uno zio che lavora in radio”;
  • il titolare stesso, padre padrone della strategia “tanto fino ad oggi ha sempre funzionato grazie a me”.

Bene, è tempo di scardinare il mito della Piccola Media Impresa “per cui tanto va bene così” e cominciare a pensare che le (purtroppo forse poche) aziende che potranno eccellere in futuro dovranno integrare dimensione, cultura manageriale e agilità, indipendentemente dal passato.

Si vive quasi la dipendenza da un “heritage inverso” che zavorra le imprese. Il prodotto, i commerciali, la fiera. Questo trittico è inefficace, se non supportato da almeno una seconda triade che nel tempo ha preso il sopravvento: le persone, la rete, il mercato. Lungi da noi fare, con questa affermazione, due errori grossolani:

  • porre la comunicazione ed il marketing al di sopra del prodotto e del cliente;
  • pensare che internet risolva e risolverà ogni problema.

Forse è un caso, ma molte delle PMI che incontriamo “eccellono nell’eccellenza”. Per sua natura l’impresa italiana fa dell’artigianalità e delle mani un fattore di superiorità. Recentemente anche il programma televisivo “petrolio” si è occupato della manifattura italiana, portando tra gli altri il caso della “Fabbrica lenta”, un progetto in cui un imprenditore visionario ha puntato come target il mercato del lusso, aprendosi una breccia e facendo prosperare la propria PMI in preda alla crisi.

Perché, quindi, un direttore marketing? Si tratta di portare a bordo un facilitatore deputato ad almeno tre compiti:

  • individuare nuovi spazi di mercato;
  • dialogare con gli stessi anche grazie alle nuove tecnologie;
  • innovare le leve di prodotto (co-design) e distribuzione (e-commerce, ma non solo) al servizio del futuro.

Vi è poi tutta la dimensione di comunicazione, che non è un “di cui” ma è parte di un molto più ampio ecosistema strategico. Il marketing inteso come scienza dell’agilità, ed un professionista eletto a traghettatore verso un futuro più internazionale e prospero, sono probabilmente le chiavi che possono portare l’azienda a prendere al bivio la strada giusta. Forse, è ora di cominciare a cercare. E magari dobbiamo pure delle scuse al consulente che in passato abbiamo deriso.

Articolo redatto da:

Giorgio Soffiato

www.marketingarena.it

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