Settore agroalimentare: come superare il nodo dei pagamenti a 30-60 giorni

Studio Baldassi
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Il problema dei ritardi nei pagamenti è un tema molto sentito dalle Piccole Medie Imprese. Vi sono particolari settori in cui, a causa della velocità nella fruizione del servizio o per la deperibilità dei prodotti scambiati, sono state imposte delle norme al fine di tutelare la parte debole dell’intera filiera produttiva.

Un recente esempio è quello dell’agroalimentare, settore composto per lo più da imprese molto piccole che producono e commerciano prodotti per grandi player del mercato. Uno degli interventi normativi più importanti è stato quello sancito nel pacchetto liberalizzazioni dello scorso ottobre e convertito in legge il 24 gennaio 2012, il quale prevede:

  • l’obbligo di contratto scritto nella cessione di prodotti agricoli e alimentari;
  • la riduzione dei termini di pagamento a 30 giorni dalla ricezione della fattura per i prodotti deperibili e 60 per gli altri.

Tali novità legislative hanno da una parte migliorato il potere contrattuale dei distributori, ma dall’altra hanno messo in preallarme l’autorità dell’Antitrust nella tutela di possibili, quanto scorrette, azioni di riduzione dei compensi da parte delle aziende verso i produttori, causate in particolar modo dalla necessità di avere maggior liquidità del circolante.

Alcune aziende, per sopperire a tale problema, stanno ricorrendo al credito bancario per poter saldare le fatture nei termini prestabiliti. Una delle possibili soluzioni alternative al finanziamento bancario tradizionale è il Factoring: in questo modo l’azienda cede il proprio debito ad un Factor (ad esempio una Banca) che anticipa il pagamento della fattura al momento della sua emissione e al tempo stesso si fa carico della riscossione del cliente. Un modo diverso per finanziare il circolante, accedendo in maniera sana alla garanzia del credito vantato e demandando al Factor la gestione dello stesso.

 

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