Asilo nido in azienda: le cinque cose da sapere

Studio Baldassi
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Sempre più Piccole Medie Imprese stanno creando degli asili all’interno delle proprie strutture. Il beneficio ottenibile è duplice, da una parte si riesce a migliorare la qualità della vita dei genitori-lavoratori e dall’altro è possibile ottenere un evidente vantaggio per la propria immagine aziendale. Creare uno spazio dedicato ai figli dei dipendenti genera degli influssi positivi per la tutta la struttura, garantendo:

  • la riduzione del tempo di rientro delle lavoratrici dalla maternità ed il miglioramento della loro condizione;
  • un maggior grado di sviluppo della carriera delle mamme-lavoratrici;
  • miglioramento della qualità della vita e della fidelizzazione all’azienda per le mamme assunte.

Vi sono diverse alternative nella gestione di un locale adatto ad ospitare i figli dei dipendenti: gestione diretta o indiretta, dove per quest’ultima spetta ad una società esterna la cura degli spazi ed la sorveglianza dei bisogni primari dei bambini. Alcune PMI si stanno inoltre aggregando, creando delle strutture interaziendali a supporto della causa, con una ovvia conseguenza nella riduzione dei costi.

Quali sono le cinque cose da sapere prima di avviare un’iniziativa di questo genere?

  • Costo. Le principali componenti di costo si dividono tra quelli di avviamento e quelli di gestione. Dei primi fanno parte tutte le spese connesse alla gestione della  struttura ed il suo ammodernamento rispetto alle esigenze dei bambini, mentre nei secondi sono tutti questi costi connessi ai materiali di consumo (alimenti e igienico/sanitario), la manutenzione ordinaria della struttura e l’assicurazione connessa all’attività.
  • Il costo per famiglia. Le rette per le famiglie dei bambini sono normalmente individuate in base a dei parametri qualitativo-quantitativi. Tra queste voci di valutazione si contano: il numero dei bambini ospitati, il numero di ore di servizio, l’eta del figlio e le eventuali offerte connesse.
  • Fasce d’età. Il costo per bambino varia molto in base alla sua età: i più piccoli infatti hanno delle esigenze nettamente più elevate rispetto ad uno più grande. A livello legislativo gli iscritti all’asilo nido sono divisi in tre fasce: piccoli (3-12 mesi), medi (12-24 mesi) e grandi (24-36): tale suddivisione è facile intuire come vi siano delle esigenze diverse legate al cibo, alla cura, agli spazi e al rapporto con l’educatrice che impattano in maniera significativa sui costi di gestione.
  • Gestione degli spazi. Vi sono inoltre delle caratteristiche tecniche che la struttura adibita ad asilo deve necessariamente rispettare. Il locale deve infatti essere di almeno 100 mq (per 8/10 bambini) e deve comunque garantire 6 mq per bimbo. Deve essere un grado di garantire la salute ed il benessere fisico degli ospitati e deve avere nelle immediate vicinanze una cucina, una zona notte ed un bagno.
  • Educatrici. La scelta delle persone capaci di educare è sorvegliare i figli dei dipendenti è uno dei punti critici, in quanto sono le persone che sostituiscono i genitori nella cura quotidiana dei figli. Fondamentale dunque selezionare le migliori risorse nel mercato e valutare sempre la loro conformità con il ruolo svolto: devono infatti possedere un’idonea qualifica, come Laurea in Scienze dell’Educazione, Scienze della Formazione Primaria o con contenuti formativi analoghi, ovvero un diploma di Liceo psico-pedagogico, vigilatrice d’infanzia o tecnico dei servizi sociali.

L’impegno da parte dell’azienda ospitante è forte, ma i benefici che ne conseguono in termini di visibilità, immagine e soddisfazione dei propri dipendenti ripaga appieno gli sforzi intrapresi per la sua realizzazione e gestione.

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