Aumentano le partite IVA e cambiano le norme sulla valutazione delle irregolarità

Studio Baldassi
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Timidi segnali di ripresa dalla crisi arrivano dalle Partire IVA che, secondo uno studio promosso dal Dipartimento delle Finanze, a maggio sono crescite del 2.9% rispetto al dato del mese di aprile.

L’identikit dei nuovi lavoratori autonomi, professionisti o collaboratori non continuativi è quello di persona fisica (75.5% delle nuove aperture), di sesso maschile (65%) e di età massima 35 anni. A livello geografico, circa il 41% è ubicato al Nord, il 23% al Centro e il rimanente 36% al Sud e Isole.

Intanto dal punto di vista normativo, ci si sta orientando verso una riduzione della stretta sui vincoli introdotti dalla Riforma Fornero. Come citato in un precedente articolo, il Ministro del Lavoro ha stabilito tre condizioni fondamentali che definivano un rapporto di collaborazione con Partita IVA irregolare:

  • durata del rapporto maggiore di 8 mesi in un anno;
  • fatturato superiore all’80% dei compensi annui percepiti;
  • presenza di postazione fissa all’interno dell’azienda.

Nonostante la riforma chiariva che nel caso si realizzassero due condizioni su tre si trattava di un rapporto continuativo, negli emendamenti presentati lo scorso lunedì in Parlamento si è proposto di variare l’orizzonte temporale delle norme citate. Infatti, per il calcolo del fatturato percepito e della durata della prestazione sarà necessario ponderare i valori non solo di un anno ma di due consecutivi, rendendo dunque meno stringenti le condizioni di utilizzo delle Partite IVA.