Crisi economica: la risposta delle Piccole Medie Imprese è l’innovazione

Redazione MondoPMI
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In una congiuntura internazionale di difficoltà, le buone notizie per il nostro Paese arrivano come sempre dalla Piccola Media Impresa. Il piccolo imprenditore non ha alzato bandiera bianca in uno dei periodi di crisi più difficili dal 2008, momento della sua esplosione, puntando sull’innovazione della propria azienda per generare nuova linfa alla propria attività.

L’indagine di Fondazione Impresa, condotta su di un campione rappresentativo di PMI italiane, ha rivelato che nei due anni precedenti quasi una piccola azienda su tre (28,3%) ha introdotto almeno un’innovazione: in cima alla classifica troviamo Nord-Ovest e Nord-Est, rispettivamente con 30,7% e 31,3%, mentre Centro e Mezzogiorno si appaiano intorno al 26%.

E’ interessante capire dove le aziende hanno ritenuto fondamentale innovare per continuare a competere. A livello nazionale il 57, 6% ha operato cambiamenti nei processi produttivi, un dato che arriva a toccare il 66% se facciamo riferimento al solo Nord-Est. Motivazioni quali il miglioramento dell’efficienza produttiva (26,6%) e la riduzione dei costi (16,2%) sono certamente alla base di questa scelta. Seguono le innovazioni di prodotto, dettate frequentemente dalla necessità di alzare l’asticella dell’offerta rispetto alla concorrenza (12,2%), che hanno coinvolto circa 4 PMI su 10, in special modo riguardo l’ampliamento della propria gamma di prodotti. In ultima le variazioni di tipo organizzativo, che si fermano di poco sopra il 24%.

L’evidenza più importante che emerge da questa indagine è però senza dubbio la proattività delle Piccole Medie Imprese italiane, in quanto quasi la metà del campione (47,6%) ha dichiarato di aver lavorato per migliorare sulla base di convinzioni personali. Aspetto che prevale nettamente rispetto alle sollecitazioni ricevute dalla clientela o dal mercato stesso (31%) e alla possibilità di ottenere un finanziamento aziendale (12,5%).

Capitolo costi: nel 45% dei casi le aziende hanno investito per favorire la crescita una cifra al di sotto dei 10 mila euro, solo un quarto del campione ha superato i 50 mila euro di spesa. Attenzioni molto profonde quelle dei professionisti riguardo la spesa, tanto che potrebbero aver influenzato anche le decisioni di brevettare le proprie idee, considerato che negli ultimi due anni solo 14,1% ha deciso di registrare le proprie innovazioni. In questa particolare classifica il Nord-Est è addirittura ultimo, con una media di nove manager su 10 che hanno dichiarato di non aver brevettato. La maggioranza dichiara comunque di non ritenerla un’attività necessaria, il 70% a livello nazionale; tra le ragioni più gettonate troviamo poi la vendita dell’idea alle grandi imprese (oltre il 12%) e la difficoltà di produrre su larga scala (8,4%).