Cultura Digitale: perché serve alle PMI

Redazione MondoPMI
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Oggi un imprenditore che vuole approcciare il digitale trova diverse difficoltà.

La comprensione dei canali e della strategia che li precede sono problemi quotidiani per una PMI che spesso e volentieri si avvale del supporto di consulenti senza avere una visione completa del web, senza conoscerne il mercato o saperne valutare i costi delle attività.

Queste problematiche possono rappresentare un gap difficile da colmare per molte imprese che devono rimboccarsi le maniche ed imparare dall’esperienza.

Oggi cerchiamo capire assieme a Rosa Giuffrè, autrice di Futurosemplice.net e del libro “Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale” che cos’è la “Cultura Digitale” e perché è fondamentale per le PMI.

Come è nata l’idea per questo libro?

Nasce dalla mia esperienza personale e da un percorso composto da alcuni post che avevo proposto sul blog di Artera Srl in cui davo consigli per ottimizzare budget e comunicazione. In passato sono stata imprenditrice e ho dovuto chiudere la mia attività di grafica e stampa digitale perché ho subito un allagamento.

Da lì ho cominciato il mio percorso da dipendente: per 10 anni ho girato alcune PMI e mi sono resa conto quanto danno può arrecare alla propria azienda l’approccio mentale sbagliato.

L’arrivo della crisi ha fatto il resto. Io nel frattempo grazie al web e al digitale ho riattivato il business con successo. I miei clienti sono soprattutto le PMI che ancora oggi faticano a comprendere e capire quanto il digitale (se ben compreso) possa aiutarli nel proiettare la propria attività nel futuro con nuovo slancio.

Un giorno sulla mia strada ho incrociato Enrico Flaccovio, il responsabile della collana web book. Gli ho parlato delle mie idee ed eccomi qui.

‘Cambia testa’ a chi è indirizzato?

Nel libro parlo direttamente al “Sciur Bianchi” ovvero il signor Bianchi come si dice dalle mie parti. Mi sono immaginata una persona che rappresenta gli imprenditori, gli artigiani con cui ho avuto a che fare insieme ai loro pregi e difetti.

Il sciur Bianchi ha visto la sua azienda nascere e crescere, magari sbirciando quando era piccolo cosa faceva il padre o la madre cdal quale ha ereditato l’attività.

Il Sciur Bianchi è uomo o donna di valore, sa bene come si fa il suo lavoro, come lui non lo sa fare nessun altro! Oggi però è cosciente che a causa della crisi e delle dinamiche comunicative cambiate, fatica a capire da che parte andare, si sente disorientato e non sa da dove partire per preservare il valore e la tradizione della sua PMI alla quale vorrebbe regalare un futuro di successo quindi ha bisogno di una mano per orientarsi.

Cosa intendi per “Cultura Digitale” e come può essere utile per le PMI?

La cultura digitale non è da confondersi con cultura tecnica: non basta installare qualche PC di nuova generazione per pensare di poter avere successo.

Cultura digitale è un percorso di conoscenza e trasformazione necessario ai piccoli imprenditori, commercianti e artigiani che vogliono essere aggiornati per comprendere come poter abbracciare tutte le possibilità che il digitale offre loro per rilanciare con successo il proprio business. Se non c’è conoscenza, non c’è nemmeno consapevolezza: ecco quindi che si aprono siti, pagine social senza sapere ‘perché’, ma solo perché lo fanno tutti.

Cultura digitale è innanzitutto un cambio radicale di testa che estirpa vecchie dinamiche aziendali, ecco perché il libro parte con capitoli e esercizi che mirano a riorganizzare l’azienda e soprattutto i rapporti tra le persone: il vero valore che oggi un’azienda deve coltivare e che vecchie politiche di business avevano accantonato.

Chi sono oggi nel 2015 le “aziende felici”?

È tanto semplice: le aziende in cui le persone stanno bene. «Ciò che fa bene alle persone, fa bene agli affari» dice Leo Burnett e ci sono molti dati che lo confermano.

Uno tra tutti quello della BITC (Business In The Community UK) che mira a creare e sviluppare social enterprise perché un dipendente motivato, secondo la stessa bitc, rende il 23% in più! Non si parla quindi di concetti aleatori, ma di business e concretamente.

Coinvolgere collaboratori, sentirsi appartenente a un’azienda e avere la sincera sensazione che il tuo lavoro quotidiano è necessario per raggiungere insieme gli obiettivi aziendali è oggi di vitale importanza. Le aziende felici sono quelle che hanno compreso questo, ovvero che non c’è business senza valori etici, e non ci sono valori senza la consapevolezza di dover tornare a essere umani.

Dai un consiglio alle aziende che vogliono puntare sulla ripresa, in cosa devono investire per i prossimi 5 anni?

Prima di agire è necessario sapere che strada percorrere. Il mio consiglio è quindi quello di selezionare un partner o un consulente che possa guidare l’azienda partendo da un’analisi del mercato attuale. Il sciur Bianchi deve pensare al suo lavoro. Da qui le scelte possono essere varie, ma non possono sicuramente prescindere dalle seguente caratteristiche.

  • Umiltà: cambiare testa non è semplice, è la parte più difficile, tutto il resto è semplice tecnica!
  • Innovazione: nel giusto mix tra tradizione e futuro.
  • Alta qualità: (il made in Italy è un brand con un valore altissimo).
  • Contaminazione: aprite le porte della vostra realtà, fate entrare giovani startup e idee, le capacità tecniche dei nativi digitali, mixate all’esperienza sul campo dell’artigiano è una bomba che deve essere solo innescata.
  • Resilienza: la capacità di agire e reagire alle situazioni più negative con una spinta sempre propositiva. Non sempre si faranno celte giuste, spesso si potrà sbagliare, ma è proprio da qui che si impara e si avanza.

Quali sono i parametri che deve valutare una PMI prima di scegliere un consulente digitale?

Il mio consiglio è quello innanzitutto di non valutare questa scelta solo rispetto al parametro economico. Così come dico nel libro ‘i pacchetti non esistono (a meno che non siano pacchi)’.

Com’è possibile proporre lo stesso percorso con lo stesso costo per diverse aziende? Eppure molte PMI cascano su questo punto non accorgendosi che fanno un danno solo a sé stesse: non si raggiungono i risultati, la mortificazione sale e il risultato è quello di sentirsi dire ‘il web non funziona’.

È necessario poi indagare e confrontare: il web ci aiuta in questo. Chi è questa persona o questa agenzia? Cos’ha fatto? Per chi lavora?

Fatevi fare più preventivi e state molto attenti a come si pone anche nel primo contatto: un vero consulente non si accontenterebbe di una lista di obiettivi e richieste proposta da un cliente perché ha bisogno di risposte a domande precise, mirate e specifiche per la sua analisi.

Se chi avrai davanti non si sognerà di fartene nemmeno una… beh…