Innovazione digitale: il problema della crescita di PMI e startup

Studio Baldassi
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Tra i molti dasagi, la crisi economica ha avuto un unico grande pregio: dare forza a tanti giovani per rimboccarsi le maniche e mettere in moto il cervello, stimolando la voglia di “fare impresa” che apparteneva alle generazione dei loro nonni.

Oggi sono infatti sempre di più i ragazzi si affacciano al mondo imprenditoriale, una nuova generazione di startuppuer neolaureati o meno, che lottano ogni giorno per costruirsi un’occupazione.

Lo sviluppo di internet e le nuove tecnologie a basso costo, consentono a tutti coloro che hanno un’idea potenzialmente di successo ed una forte determinazione, di provare a presentare ad istituzioni finanziare o incubatori la richiesta di ottenere un finanziamento alle impreseed un sostegno non monetario volto appunto a sviluppare i primi mesi di attività della startup.

Seppur in maniera molto semplicistica e semplificata, si capisce che spesso le due condizioni che limitano la crescita e lo sviluppo delle idee imprenditoriali sono proprio la mancanza di credito e la carenza di innovazione tecnologica di molte PMI. Condizioni essenziali per lo sviluppo e la generazione di nuove soluzioni tecnologiche volte a ridurre il gap del Paese.

Il divario tecnologico italiano, se raffrontato agli altri Paesi europei (il cosiddetta digital divide), è uno dei fattori che desta maggiori preoccupazioni a livello nazionale. Le norme burocratiche e la carenza di infrastrutture che contraddistinguono la nostra economia digitale, riducono notevolmente la crescita a livello macroeconomico. L’indotto generato da tale divario permette all’Italia la generazione di un aumento di PIL annuo di circa il 2% contro una media europea che varia tra il 4% e il 7%, per non parlare dell’indotto in termini occupazionali.

Obbligatorio dunque, ridurre questa differenza tra Paesi che operano in un mercato sempre più globalizzato, che non segue i confini nazionali.