La moda dei makers: basterà una stampante 3D a salvare le PMI?

Studio Baldassi
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Sarà la crisi, sarà una sociologica nostalgia verso un passato fatto di cantine e oggetti da riparare, sarà l’innovazione e la possibilità di essere tutti un po’ “lo zio bravo ad aggiustare la bicicletta”, ma è chiaro che il mondo dei makers è oggi per molti una priorità, e per alcuni anche una delle ancore di salvezza per una nuova economia che restituisce alla manifattura un ruolo importantissimo.
Uno dei momenti fondanti del fenomeno è senza dubbio rappresentato dal libro “makers” di Chris Anderson, in cui l’autore spiega l’ascesa di tecnologie semplici ed auto costruite per risolvere piccoli problemi, ma racconta anche il valore della scoperta, del saper fare e soprattutto del fare assieme, scambiandosi in community consigli e idee. È un mondo che negli Stati Uniti monta con molta forza, in cui emergono luoghi molto simili ai coworking, in cui è possibile condividere l’utilizzo di una macchina per il taglio laser, o di una stampante 3D. Parliamo dei Fab Lab, veri e propri laboratori del fare dove designer, sviluppatori di codice, artisti ed artigiani si incontrano per dare vita a progetti innovativi, ma soprattutto a nuove imprese.

 Tanti esperti che da anni studiano il modello nord est hanno deciso di sostenere questa tesi, quella di un’artigianato alla riscossa, che diviene anche in qualche modo sexy, come racconta sul suo blog il Prof. Romano Capellari , ma chi fa impresa ogni giorno cosa può portare a casa da questa nuova corrente di pensiero? Credo che per sfidare l’industria dei grandi volumi ferma al palo in attesa di una crescita di altri tempi e di investimenti oggi latitanti, esistano tre vie percorribili da varie parti della popolazione:

  • il maker: è un giovane o meno giovane che decide di costruire un’impresa che tipicamente 5 anni fa non sarebbe esistita. Esplora mondi nuovi, utilizza materiali diversi e risponde a bisogni un tempo inespressi o non esistenti
  • l’artigiano digitale: si tratta di un’azienda tradizionale media o piccola che ripensa la propria produzione e vendita dando spazio ad una serie di attività un tempo svolte “senza orgoglio” come commodity ed oggi raccontate in comunicazione. Cerca nuovi canali di vendita con l’e-commerce ed approccia i mercati esteri
  • il service sartoriale: è un freelance, un’agenzia o una realtà di servizi che si innesta in una rete di imprese per svolgere in maniera eccellente uno o pochi servizi verticali (e-commerce, comunicazione, social media marketing)

Diciamocelo, molto prima che il mondo scoprisse le stampanti 3D da scrivania, le nostre imprese le utilizzavano nei prototipi, anche se è onesto ammettere che oggi vi è un’ascesa di questi sistemi davvero impattante. Non è nello strumento che va ricercata una rivoluzione, ove essa esista, è invece in un mix di digitalizzazione a supporto di comunicazione e vendite, ma anche e soprattutto su un ritorno all’orgoglio del fare che le imprese possono far leva per proporre il proprio prodotto ad un mercato globale, esigente e critico. Le tante aziende purtroppo destinate a morire sono quelle che si chiuderanno a riccio nell’attesa di una nuova folata di domanda interna, o in un aumento di acquisti da parte dei canali tradizionali che fino ad oggi le tenevano in vita. Ieri alla radio un critico d’arte ed un economista concordavano (e c’è da preoccuparsi quando succede) sul concetto di “heritage italia”, se l’America compra Poltrona Frau è anche un po’ grazie all’esistenza del colosseo e di Pompei, patrimoni per cui la provocazione della vendita agli stranieri non regge, ma soprattutto assett strategici per difendere l’unico valore che davvero possiamo vendere all’estero: quell’italianità fatta di lavoro, cultura, design e creatività che il mondo ancora ci invidia, ma che è bravissimo a depredarci, se non stiamo attenti. Lasciamo a Google e Samsung il mecenatismo digitale su questi temi, diamo loro la possibilità di offrirci la tecnologia scalabile e scalata ma tratteniamo il cuore, e il cervello. La fuori c’è lavoro per tanti giovani e meno giovani ma serve un forte cambio di passo culturale, dalla scuola che deve ripartire dalla dignità della tecnica al mondo della rappresentanza che deve comprendere davvero le esigenze dei propri associati, e sicuramente anche le banche come quella che ospita queste mie righe possono e devono cogliere un’opportunità di finanziamento alle PMI per supportare questi progetti. Con queste premesse, la stampa 3D diverrà utile, divertente e fondante per tutti.

Articolo redatto da:

Giorgio Soffiato

www.marketingarena.it