Legge di Stabilità 2015: pro e contro del TFR in busta paga

Redazione MondoPMI
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Approvata dal Consiglio dei ministri La tanto discussa Legge di Stabilità 2015 proposta dal Governo di Matteo Renzi.

La manovra suddivisa in 47 articoli per un totale di 119 pagine presenta una serie di “misure per la crescita”: la buona scuola, il bonus da 80 euro, l’Irap, il Tfr, il credito d’imposta per la ricerca, l’ecobonus, le partite Iva (de minimis), l’efficientamento della giustizia. Tra le novità:

  • il taglio dei contributi per i neo assunti a tempo indeterminato avrà un limite massimo annuo di 6.200 euro;
  • il TFR in busta paga sarà sottoposto a tassazione.

Per quanto riguarda questo secondo punto, l’anticipo del TFR  (articolo 6 della bozza) è una scelta che spetta al lavoratore (con opzione triennale), e per averne diritto basta che sia assunto in azienda da almeno 6 mesi.

Su uno stipendio di 1.400 euro netti al mese si calcola approssimativamente che l’anticipo del TFR possa valere circa un aumento di 100 euro al mese, poi dipenderà dall’anzianità di servizio e dall’entità del TFR maturato.

Esclusi da questo provvedimento i dipendenti del settore pubblico, agricolo e lavoratori domestici.

L’anticipo in busta paga per i lavoratori previsto fino a giugno 2018, potrebbe partire da marzo, con effetto retroattivo da inizio 2015.

  • Vantaggi. Il lavoratore incassa da subito la somma accantonata, quindi beneficia nell’immediato di una maggiore liquidità per sostenere le spese di breve e medio termine.
  • Svantaggi. Il lavoratore alla fine percepisce meno soldi perché paga più tasse rinunciando ad una forma di accantonamento con interessi certi e rischi zero. Il meccanismo inoltre non favorisce i redditi più alti, perché applicando la tassazione ordinaria le tasse salgono maggiormente con l’aumentare del reddito.

Secondo Fondazione studi dei consulenti del lavoro l’anticipo del TFR in busta paga sarà conveniente per i lavoratori con un reddito fino a 15.000 euro mentre subiranno un aggravio fiscale quelli al di sopra di questa soglia, con un aumento annuale di tasse che, per chi ha 90.000 euro di reddito, arriva a 569 euro l’anno (1.895 euro in meno per il periodo marzo 2015-giugno 2018).

Non è ancora chiaro quando partirà questa misura sperimentale, bisognerà attendere il decreto attuativo e la formalizzazione dell’accordo con l’ABI, per finanziare le imprese che sostengono la spesa.

Per le aziende non  dovrebbero esserci costi aggiuntivi, restano ancora da definire i termini dell’accordo ma molto probabilmente verranno tutelate le Piccole Medie Imprese mentre le grandi dovranno fare da sole.

Le PMI possono chiedere alla banca di anticipare la somma da versare al lavoratore, che verrà rimborsata a fine rapporto di lavoro con la stessa remunerazione garantita al TFR in azienda (1,5% + 0,75% del tasso di inflazione). Le imprese con queste condizioni non dovranno sopportare ulteriori costi. Nel caso invece che l’azienda non pagasse, l’istituto bancario sarà garantito da un fondo INPS apposito. I finanziamenti alle imprese verranno concessi previo rilascio della certificazione INPS del diritto di prestazione.

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