PMI e Pubblica Amministrazione: l’intervista a Gianluigi Cogo

Studio Baldassi
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Il rapporto tra Pubblica Amministrazione e Piccola Media Impresa non è uno dei più semplici. La burocrazia infatti viene spesso confusa dagli imprenditori come un peso verso la normale gestione della loro attività, ma è evidente che il miglioramento delle condizioni operative della macchina statale sia ormai una necessità capace di rendere più snelle le relazioni tra le due realtà.

Uno degli elementi maggiormente impattanti nel processo di ammodernamento della Amministrazione Pubblica è il ricorso alle strategie di comunicazione digitale ed al Web Marketing che, come descritto da Gianluigi Cogo nel suo libro “I social network nella P.A.”, sono delle modalità di servizio ed erogazione delle prestazioni molto più efficienti ed a basso costo.

Abbiamo intervistato l’autore del libro focalizzando la nostra attenzione su quelle che potrebbero essere le conseguenze positive ottenibili da un aumento dell’efficienza degli uffici pubblici.

Nel suo libro “I Social Network nella P.A.” racconta come attraverso l’uso dei social sia possibile ridurre l’inefficienza nelle Pubbliche Amministrazioni, generando la creazione di valore da ogni singolo dipendente. Quali sono i social più idonei a tale scopo?

“Credo che non esista un Social Media più idoneo per la Pubblica Amministrazione perchè l’essenza stessa, le dinamiche associate, i ritmi e i linguaggi che accompagnano questi strumenti/servizi sono, ad oggi, astrusi e incomprensibili per chi amministra e per chi opera nella PA.

Esistono delle eccezioni, e per fortuna sono di grande qualità ed interesse, ma ancora troppo poche. Nel mio libro faccio un excursus sui migliori casi d’uso in questo contesto e spero che l’emulazione aiuti.”

Come è possibile far convivere un’organizzazione statale percepita come inefficiente con le nuove tendenze della comunicazione digitale? Ritiene che sia una via realmente percorribile?

“L’inefficienza è di sistema e riguarda ormai tutti i comparti. Ovvio che i servizi pubblici sono nel mirino della critica, ed è giusto che lo siano perchè sono essenziali per la vita dei cittadini. Ritengo, però, che proprio il web sociale possa far recuperare il senso di partecipazione ormai smarrito. Nel nostro paese la cittadinanza mugugna su Facebook, protesta su Twitter, manda video di denuncia su Youtube, ma quando gli chiedi di offrire un contributo per migliorare i servizi, molto spesso, si defila. Nel mio libro parlo molto di co-design dei servizi pubblici e spero che, prima o poi, questo modello si affermi anche in Italia.”

E’ sbagliato ipotizzare che nel breve periodo aumenterà l’inefficienza degli uffici preposti?

Difficile ipotizzarlo. Le Amministrazioni Pubbliche stanno implementando le attività di CRM (citizen relashionship management) provando a far evolvere l’URP in un vero Social Media Team. Purtroppo il personale della PA è vecchio e per fare queste cose ci vuole un’iniezione di freschezza e giovinezza. Potrebbe bastare anche un po’ di formazione, ma in tempo di spending review, per la formazione non son rimaste nemmeno le briciole.

Il rapporto tra PMI e Pubblica Amministrazione è da sempre uno dei più difficili. Quali benefici possono ottenere le aziende dalla digitalizzazione delle istituzioni?

Sicuramente semplificazione e disintermediazione. Poi, se finalmente verranno abilitati i connettori sociali (single sign on con i profili di Twitter e Facebook), maggiore efficienza nel rapporto burocratico che è inevitabile.

Se PA e Aziende condivideranno lo stesso modello, credo che cominceranno anche a parlare lo stesso linguaggio e condividere lo stesso ritmo. E questo non può che essere un beneficio.

Facendo una stima plausibile, gli effetti benefici a favore delle aziende quando saranno tangibili in Italia? Può essere anche questo processo un passo avanti nella riduzione del digital divide e di conseguenza nell’aumento della competitività delle nostre imprese?

Le aziende italiane (PMI) che hanno capito la potenzialità del Social Web sono ancora pochissime. Mancano skill adeguati, modelli di business globali, lungimiranza e predisposizione al cambiamento.

Poche PMI hanno capito che la scala e il mercato di riferimento son cambiati. Se lo capiranno presto potranno competere alla pari delle SME straniere, altrimenti saranno costretti ad abdicare.

Comunque, per aziende e cittadini, una bella iniezione di competenze digitali per abbattere il digital divide culturale sarebbe auspicabile ma, come detto sopra, la formazione è ormai ridotta a privilegio di pochi perchè troppo costosa.