Smart working, un trend in crescita. Come si sono adattate le aziende?

La pandemia ha costretto le aziende ad accelerare il passaggio dal lavoro in sede al lavoro agile. Come hanno reagito le PMI?

Redazione MondoPMI
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Smart working

Se fino al 2019 solo una piccola fetta di lavoratori poteva scegliere di lavorare in modalità agile, affiancando al lavoro in ufficio alcune giornate di lavoro da casa, lo scoppio della pandemia da coronavirus ha modificato radicalmente le modalità di lavoro in tempi brevissimi.

Per molte PMI adeguarsi alle nuove necessità organizzative ha richiesto un impegno importante. Secondo i dati ISTAT, durante i mesi di lockdown oltre il 70% delle imprese di medie dimensioni ha fatto ricorso allo smart working, mentre soltanto il 37% delle piccole imprese e il 18% delle micro imprese ha continuato la propria attività prevedendo il lavoro da remoto.

Nonostante varie ricerche hanno dimostrato che lavorare da casa nella quasi totalità dei casi si traduce in un aumento della produttività e in un aumento della soddisfazione dei lavoratori, i dati sembrano suggerire che i manager delle realtà più piccole hanno ancora qualche resistenza verso l’adozione di modalità agili di organizzazione del lavoro.

 

Banca Ifis

 

I benefici dello smart working sulle quali le PMI dovrebbero puntare

Gli studi condotti sia negli scorsi anni sia nel 2020 sono concordi nell’affermare che lo smart working migliora l’efficienza e la produttività dei lavoratori. I dipendenti preferiscono lo smart working soprattutto perché permette di risparmiare tempo, dal momento che non è necessario spostarsi per raggiungere il posto di lavoro, e garantisce un miglior bilanciamento tra le attività di lavoro e gli impegni privati e familiari. Tra gli aspetti negativi, invece, vanno considerati il rischio di alienamento e la riduzione delle occasioni di socializzazione. Per chi svolge mansioni che richiedono un impegno creativo lavorare da soli e in uno spazio isolato può risultare più difficile, perché viene a mancare il confronto diretto con i colleghi.

Per attenuare queste conseguenze negative e replicare per quanto possibile l’atmosfera che si respira in azienda, alcune imprese hanno previsto dei tempi e degli spazi per favorire la socializzazione dei dipendenti, anche a distanza. Aperitivi virtuali, pause condivise e momenti di confronto con i colleghi possono essere semplici strumenti a cui si può ricorrere per rafforzare il senso di appartenenza.

Nonostante i risultati positivi in termini di produttività e coinvolgimento dei collaboratori, le PMI sembrano ancora restie a modificare i propri processi produttivi. Anche le aziende che durante il lockdown in primavera si erano adeguate permettendo ai collaboratori di lavorare da remoto hanno fatto marcia indietro. A settembre 2020 circa l’80% dei dipendenti delle PMI italiane era tornato a tornare a lavorare in sede (dati contenuti nello studio “Crisi, emergenza sanitaria e lavoro nelle PMI” della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro).

Se la presenza in sede è necessaria per una piccola quota di lavoratori che svolge compiti che non possono essere svolti adeguatamente da remoto, nella maggior parte dei casi le piccole e medie imprese potrebbero ripensare le modalità di organizzazione delle mansioni e degli spazi di lavoro per sfruttare al meglio i benefici del lavoro agile.