Economia della Bellezza: la valorizzazione del saper fare

Quanto vale la bellezza italiana in termini economici.

Redazione MondoPMI
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Economia della Bellezza la valorizzazione del saper fare

L’Italia è un paese dal grande patrimonio storico-artistico, ma quanto vale la Bellezza italiana? Una domanda a cui l’Ufficio Studi di Banca Ifis ha cercato di dare risposta in occasione della 17. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia. Arte ed economia si intrecciano nello studio e nello spazio fisico del Padiglione Venezia dando vita ad un connubio di dati e racconto.

 

Banca Ifis

 

Quanto vale la Bellezza: il Market Watch

L’analisi di Banca Ifis si è focalizzata sull’esame di un modello in cui cultura, arte, design e territorio sono i pilastri e i perni per costruire l’economia del Made in Italy. Come si legge nell’E-book che riassume le diverse anime di questo progetto: “L’Economia della Bellezza è il risultato di una complessa alchimia che affonda le sue radici nell’intreccio fra cultura umanistica e cultura materiale. Un’alchimia virtuosa che ha segnato l’evoluzione del nostro Paese: dai monasteri benedettini alle piccole e medie imprese dei distretti”. Su tale eredità culturale poggia il ciclo virtuoso che vede nel patrimonio storico-artistico e paesaggistico il primo driver di bellezza, fonte d’ispirazione per il saper fare e dunque per le aziende, che a loro volta creano valore per i territori.

Per ottenere risultati coerenti e di rilievo il campione di imprese coinvolte è stato accuratamente perimetrato e lo studio si è avvalso anche di strumenti quali il machine learning applicato ai big data sia strutturali sia qualitativi, di analisi desk con approccio bottom-up (attività di marketing intelligence, dati di bilancio, stime di settore) e del confronto con operatori e esperti di settore.

Il duplice approccio qualitativo e quantitativo ha permesso di identificare un contributo dell’Economia della Bellezza al PIL italiano pari al 17,2% del prodotto nel suo complesso (valori di riferimento del 2019). Tale dato è divisibile in:

  • un 6% del PIL determinato dalla fruizione del patrimonio italiano di arte, cultura e natura tramite spesa diretta o indiretta (l’indotto legato all’hospitality e ai trasporti)
  • un 11,2% del PIL a cui contribuisce la produzione del Made in Italy design-driven, individuato in otto settori: agroalimentare, automotive e altri mezzi di trasporto, meccanica e altra manifattura, cosmetica, moda, orologeria e gioielleria, sistema casa e artigianato artistico.

 

Il territorio e le voci dei protagonisti

Ad arricchire il progetto anche alcuni casi studio rappresentativi di esperienze territoriali che uniscono saper fare, storia e Bellezza:

  • Venezia: dove il connubio tra Bellezza e business si traduce in esperienze imprenditoriali attente alla tradizione, alla produzione, alla materia prima e al rapporto con la storia della città e dei sui commerci.
  • Bologna e il sistema Emilia-Romagna: esempio significativo, rappresentato dalla Food Valley e dalla Motor Valley, di come una pianificazione strategica e a lungo termine delle risorse del territorio sia portatrice di valore.
  • Sciacca: dove un progetto di coinvolgimento di tutta la comunità e la valorizzazione delle risorse locali ha come obiettivo restituire valore e benessere diffuso a questo territorio.

A far da collante poi a tutta l’iniziativa le voci di chi vi ha preso parte e che quotidianamente opera a tutela la Bellezza, un racconto polifonico per ribadire tra dati, casi studio ed esperienza vissuta l’immensa ricchezza del nostro patrimonio storico-artistico, naturalistico e, non da ultimo, imprenditoriale.