Employer branding: perché è importante per le aziende

Ogni contenuto, sia nativo che condiviso dall’azienda, che rientri nella strategia di employer branding deve rispecchiare tono di voce, principi e valori aziendali.

Redazione MondoPMI
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Employer Branding

Iniziamo con le definizioni: per employer branding si intende l’insieme dei tratti e delle caratteristiche (spesso intangibili) che definiscono l’identità di un’organizzazione come luogo di lavoro, e che la rendono migliore rispetto ai suoi competitor.

L’employer branding sta diventando, sempre di più, parte integrante della strategia di marketing e comunicazione di un’azienda. Molte organizzazioni, infatti, dedicano una parte importante del loro piano di comunicazione al racconto della propria realtà come un “best place to work”. L’effetto di questa comunicazione è a cascata: di primo impatto migliora la vita di dipendenti e collaboratori, di conseguenza rende l’azienda attrattiva e accattivante per i potenziali lavoratori e, in ultima, rende i clienti orgogliosi della realtà che hanno scelto.

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Come si costruisce una strategia di Employer Branding?

Sono diverse le tecniche che si possono utilizzare per raccontare e implementare una strategia di employer branding: dalla creazione di contenuti appositi, pubblicati dai canali proprietari dell’organizzazione, alla condivisione di contenuti che vengono pubblicati dai collaboratori, fino ad un vero e proprio media plan che coinvolge attività di PR.

Qualsiasi sia la strategia che si utilizza, è fondamentale che anche il racconto della cosiddetta “agency life” sia conforme alla comunicazione e alla brand identity costruita finora. Ogni contenuto (sia nativo che condiviso dall’azienda) deve rispecchiare tono di voce, i principi e i valori aziendali. Come ogni altra comunicazione, anche le strategie di employer branding devono essere reali e autentiche. Vediamo ogni giorno aziende e realtà che si dipingono addosso valori o iniziative per mere attività di marketing. In ogni comunicazione, l’azienda dovrebbe tenere a mente che gli utenti sono molto più informati e attenti che in passato, e l’autenticità della comunicazione, insieme alla componente valoriale di un’azienda, diventano discriminanti nella scelta per un utente.

Il successo di una buona strategia di employer branding è provato: secondo una ricerca di Boston Consulting Group, può ridurre il tasso di rotazione dei dipendenti fino al 28%; dipendenti che sempre più spesso possono e devono essere coinvolti in questo tipo di contenuti e iniziative, fino a farli diventare i più efficienti brand ambassador dell’azienda.

Una buona strategia di employer branding si ripercuote anche sulle vendite: l’azienda, infatti, diventa più accattivante e affascinante anche per i clienti, contribuendo nella costruzione di un’immagine positiva.

Ci sono diverse strategie che un’azienda può utilizzare. Prima di tutto, l’organizzazione deve affrontare alcuni passaggi fondamentali:

  • l’analisi del brand: ovvero essere consapevoli delle esigenze della realtà aziendale nel lungo periodo, delle competenze di cui avrà bisogno, degli obiettivi su cui puntare
  • studio del target, ovvero l’analisi dei gruppi interni all’azienda da valorizzare e quelli esterni da attrarre
  • campagne di comunicazione su canali digitali: studiare dei momenti e una strategia dedicata a questo tipo di comunicazioni, coinvolgendo soprattutto i dipendenti e collaboratori dell’azienda.

Conclusioni

Le attività di employer branding, se ben strutturate e in linea con la band identity, consentono ad una realtà aziendale di risparmiare “fatica e sforzi comunicativi” (e di conseguenza anche soldi) per collaboratori e potenziali. Se fatto a regola d’arte, inoltre, l’employer branding può avere anche un impatto positivo sulle vendite perché può arrivare a rappresentare un vantaggio competitivo dell’azienda.