Export: l’Italia punta ai 480 miliardi entro il 2019

La meccanica strumentale è il fiore all'occhiello dell'export Made in Italy.

Redazione MondoPMI
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L’export italiano? Destinato ad una moderata crescita per i prossimi quattro anni, con un tasso medio annuo del +3,7%, per arrivare ad un valore di esportazioni pari a 480 miliardi di euro nel 2019. Sono questi i numeri diffusi dal rapporto “RE-action. Export Callingdi SACE (Gruppo Cdp).

Ad emergere è il quadro di un mercato trainato all’estero dalla meccanica strumentale, fiore all’occhiello del Made in Italy nel mondo per capacità innovativa ed esportativa. L’intero settore, infatti, attualmente riveste un volume d’affari di 80 miliardi di euro, pari a circa il 21% dell’export italiano complessivo, che si prevede possa raggiungere i 100 miliardi entro il 2019.

Come gran parte dell’economia italiana, anche questo la meccanica strutturale soffre per la ridotta dimensione aziendale. Questo, comunque, viene compensato dai buoni risultati legati alla produttività: gli operatori del settore, infatti, fanno registrare un fatturato per addetto pari a 242 mila euro a testa, tra i più alti d’Europa.

nelle Americhe e in oriente i mercati più attrattivi

A livello generale, è prevista una crescita dell’export di beni italiani per il 2016 pari al 3,2%, con un ritmo leggermente più lento rispetto a quello 2015, che si era attestato sul +3,8%. Le previsioni di Sace, comunque, parlano di un 2017 che si riporterà ai valori del 2015 e di un 2018 che arriverà al +3,9%. È previsto per il 2019, poi, il superamento della soglia del +4%, che porterà il valore delle esportazioni dai 414 miliardi di euro del 2015 ai 480 miliardi.

Il rapporto SACE individua anche il nuovo Investment Opportunity Index, cioè uno strumento che consente alle aziende di selezionare le migliori geografie per eventuali investimenti: i Paesi maggiormente attrattivi per le PMI italiane risultano essere Stati UnitiIndia, Regno Unito, Cina, Polonia, VietnamFilippine, Perú, Messico,Corea del Sud, CileEmirati Arabi Uniti, Spagna, Iran e Thailandia. Considerato che le economie di questi Paesi rappresentano oltre la metà della domanda mondiale, appare sempre più importante presidiarle anche per il loro ruolo di hub che possono avere in vista dell’apertura verso i mercati di altre nazioni.

Image Credit: shutterstock