Export vino: un’affare del nord

Veneto e Piemonte si spartiscono il mercato in uscita.

Redazione MondoPMI
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Settembre, come ogni anno, è il mese della raccolta dell’uva e di conseguenza di tutti i suoi derivati, soprattutto il vino.

Anche nel 2016 la produzione Made in Italy sarà al primo posto della graduatoria mondiale, infatti, ancora una volta la Francia vede al ribasso le sue stime subendo il sorpasso, sembrerebbe, anche della Spagna.

I 48,5 milioni di ettolitri che quest’anno saranno prodotti e imbottigliati, saranno di ottima qualità secondo Assoenologi. E la qualità del nostro vino è riconosciuta ormai in tutto il mondo, non a caso il 2015 è stato l’anno record per le esportazioni enologiche nostrane, ben 5,4 miliardi di prodotti in uscita dal Paese e 5 miliardi di surplus commerciale. Pochi settori riescono ad incidere sulla bilancia commerciale italiana quanto quello di spumanti, liquori e amari.

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Le possibilità di crescita nei mercati esteri sono ancora potenzialmente molto grandi, ma anche in casa nostra le cose potrebbero andare meglio. Secondo l’indagine di Federvini e Fondazione Edison infatti, il 30% dell’export di vini e spumanti è fatturato in sole 3 province del nord Italia: Verona, Cuneo e Treviso. Sono ben 2,3 i miliardi di Euro in prodotti che escono da queste zone, con ovviamente la regione Veneto che la fa da padrone come prima regione italiana (2 miliardi) seguita dal Piemonte (1,4) e Toscana (930 milioni).

Sono i paesi occidentali quelli che maggiormente apprezzano questa eccellenza del nostro territorio: primi gli USA con 994 milioni, seguiti dalla Germania (anche se in diminuzione del 2% a 717 milioni) terzo il Regno Unito.

CI SONO ANCORA MERCATI IN CUI CRESCERE

Restano ancora alcune difficoltà nel mercato cinese, che sarebbe un bacino d’utenza fondamentale per ampliare ancora di più i nostri scambi commerciali. Il problema in questo Paese sembra essere, secondo Sandro Boscaini presidente di Federvini, la conformazione delle nostre imprese: troppo piccole per riuscire a soddisfare le richieste della grande distribuzione Made in China e perché ancora mancano marchi tradizionali di facile riconoscimento anche in quelle zone dove manca la tradizione vinicola.

Image credit: shutterstock