Il Change Manager: l’esperto in “cambiamento”

L’abilità principale del change manager deve essere la persuasione: dev’essere chiaro, deciso, e stimolare la proattività del personale.

Redazione MondoPMI
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Quella del change manager è una figura professionale che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede nel mondo aziendale. Libero professionista o dipendente di un’azienda di consulenza, il change manager viene convocato da un’impresa nel momento in cui è costretta o si sente pronta per “cambiare”. In che senso? Continua a leggere l’articolo per scoprirlo.

 

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CHE COSA FA UN CHANGE MANAGER?

I periodi di crisi e quelli di prosperità in azienda portano con sé sempre grandi cambiamenti. È in questi momenti che interviene il change manager, per dare consigli sia in situazioni di difficoltà, quando l’impresa è costretta a ridimensionare personale e attività, sia in condizioni di benessere quando l’imprenditore decide di investire più risorse, riorganizzare l’assetto interno o diversificare l’offerta.

Per avere un occhio esterno, critico e distaccato, le aziende ricorrono quindi ad un change manager, che può essere ingaggiato per un periodo di tempo più o meno lungo, e che si fa carico di tutti i processi necessari a portare a termine il cambiamento, facendo leva su competenze organizzative, manageriali e comunicative.

LE COMPETENZE DI UN CHANGE MANAGER

L’abilità principale del change manager, comunque, deve essere la persuasione: dev’essere chiaro e deciso con il proprio cliente, ma soprattutto capace di approcciarsi al personale dell’azienda in modo proattivo, vincendo la ritrosia di chi si oppone al cambiamento per conservare il proprio status quo. Deve essere in grado di raggiungere anche gli obiettivi più ambiziosi, di reagire in maniera strategica alle necessità contingenti e disporre di una buona dose di flessibilità.

IL LAVORO DI UN CHANGE MANAGER IN PAROLE SEMPLICI

Quando il change manager viene convocato in azienda, comincia sempre con un’analisi dell’organizzazione interna per coglierne i punti di forza e di debolezza, individuare gli aspetti migliorabili e stabilire i cambiamenti indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi: l’efficienza e la produttività dell’impresa. Deve avere ben chiaro, quindi, da dove si parte e dove si vuole arrivare, scovando la strada più agevole per raggiungere la meta.

La stessa disciplina del change management sottolinea quanto sia indispensabile, per portare a termine un cambiamento in modo soddisfacente, avere l’idea esatta di quale sia lo stato iniziale (da dove si parte), quale lo stato finale che si vuole raggiungere (dove si vuole arrivare) e quale il percorso più adatto e meno dispendioso per arrivarci. Ogni azienda è una situazione a sé e può richiedere a volte mesi di studio da parte del change manager, perché acquisisca la consapevolezza di quali siano gli ambiti prioritari su cui intervenire e di come farlo.

Ma come si costruisce un piano di cambiamento?

Uno dei tanti modelli proposti dal change management, e utilizzato dagli addetti ai lavori, è il seguente:

  • Fase 1 – Awareness: bisogna avere chiaro perché cambiare è indispensabile
  • Fase 2 – Desire: tutte le persone coinvolte nel cambiamento devono parteciparvi attivamente
  • Fase 3 – Knowledge: bisogna capire con quali modalità attuare il cambiamento
  • Fase 4 – Ability: è necessario definire nuovi profili e concordare i nuovi comportamenti da tenere
  • Fase 5 – Reinforcement: Il cambiamento raggiunto va mantenuto e consolidato.