Le microimprese danno lavoro a 7,6 milioni di italiani

Il fatturato delle microimprese della Penisola è pari a 220 miliardi di euro.

Redazione MondoPMI
0
0
microimprese italiane

L’economia italiana poggia sulle microimprese: è questo il risultato degli studi condotti dalla Cgia di Mestre, la Confederazione Generale Italiana degli Artigiani.

MICRO IMPRESE: I DATI

Il 95% delle aziende in Italia è rappresentata da microimprese: realtà produttive con un numero di dipendenti inferiore alle 10 unità che realizzano un fatturato annuo uguale o inferiore ai 2 milioni di euro. Si tratta di oltre 4,1 milioni di unità, che danno lavoro a quasi 7,6 milioni di cittadini (il 44,5% degli occupati in Italia) contro i 6 milioni di addetti delle medie-grandi imprese.

 

Banca IFIS Impresa

 

Il fatturato delle microimprese della Penisola è pari a 220 miliardi di euro, un buon numero se si considera che è quasi il 30% del fatturato nazionale, che si aggira sui 750 miliardi.

Fino a qualche decennio fa le microimprese italiane erano considerate transitorie, un effetto collaterale del boom economico esploso negli anni ‘60. Oggi, invece, si sono dimostrate più forti che mai, si sono consolidate e sono arrivate a costituire uno dei pilastri portanti della nostra economia. La crisi non le ha risparmiate ma sono riuscite comunque a mantenere un peso occupazionale importante, «anche se l’opinione pubblica e la politica non le tengono in grande considerazione», ha affermato il Coordinatore dell’Ufficio Studi della Cgia, Paolo Zabeo.

L’INTERVENTO DELLA CGIA

Anche per questo, la Cgia ha chiesto al governo maggiori leggi di tutela a difesa delle microimprese: per farlo ha steso un Manifesto a sostegno del ceto medio produttivo ed ha in programma di inviarlo a tutti i deputati e i senatori italiani. L’obiettivo della Cgia è di fare in modo che le nuove proposte legislative siano il più possibile aderenti alle richieste avanzate dal mondo degli artigiani, svantaggiato dagli ultimi provvedimenti emanati con il Decreto Crescita e dall’introduzione del salario minimo orario.

«Se questa misura diventasse legge – sottolinea il Segretario della Cgia Renato Mason – il costo aggiuntivo in capo alle sole imprese artigiane sarebbe di 1,5 miliardi all’anno. Un aggravio considerevole, anche se decisamente sottostimato, in quanto non include l’effetto trascinamento che l’introduzione del salario minimo per legge avrebbe nei confronti dei livelli retributivi che oggi si trovano sopra i 9 euro lordi».

Tra gli intenti della Cgia, quello di velocizzare i tempi della Pubblica Amministrazione, ridurre le tasse per le micro e piccole imprese, e limitare la criminalità, favorendo inoltre l’accesso al credito e gli investimenti pubblici.