Modelli di free economy: il mercato a tre vie

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Continua il nostro percorso sui modelli di free economy che se applicati correttamente anche alla tua PMI possono diventare una concreta via di business.

L’argomento lo abbiamo introdotto con questo post e la scorsa puntata ti ho parlato del primo modello, quello dei sovvenzionamenti incrociati.

Oggi ci spostiamo sul secondo modello, detto “mercato a tre vie”. Anche in questo caso, per spiegarti meglio come funziona, utilizzo lo schema ripreso dal mio libro “Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale”.

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Il mercato a tre vie è forse quello più conosciuto perché applicato a media tradizionali come radio, TV, carta stampata, o quando si vuole organizzare un evento pubblico del quale si vogliono abbattere i costi in toto o in parte. Oggi questo modello è applicato anche nel web, sui siti internet, nei blog e nei social network fino ad essere diventato il core business dei famosi newspaper gratuiti che quotidianamente vengono distribuiti nelle grandi città in zone trafficate da pnsolari come le stazioni della metropolitana. Il funzionamento del mercato a tre vie è molto semplice: esiste un produttore di contenuti (musicali, televisivi, testuali…) che permette al consumatore di fruire gratuitamente della sua produzione. Com’è possibile? Perché lo stesso produttore sulle stesse piattaforme attraverso le quali condivide i propri contenuti, vende anche spazi pubblicitari a inserzionisti. Al consumatore arriveranno così oltre che i contenuti anche comunicazioni pubblicitarie che gli permettono però di poter usufruire del servizio senza spendere un euro. Su questo ‘nodo’ si appoggia anche tutta la velata polemica legata ai social network. I social network sono ‘gratuiti’? In effetti la risposta per un utente standard è ‘sì, io di fatto non pago nulla’. La risposta a mio avviso non è così scontata perché se è pur vero che nessun utente è obbligato a sborsare soldi, è anche vero che ognuno di noi inserendosi all’interno del circuito social condivide pareri e preferenze personali, dati che poi permetteranno agli inserzionisti di poter proporre la giusta pubblicità al target ideale e più interessato.

Non sempre però le inserzioni permettono di coprire tutti i costi e può capitare che per alcuni eventi o per alcuni media ci sia una sorta di mercato a tre vie ibrido: pensa alla RAI, ai quotidiani nazionali o alle sponsorizzazioni di eventi. Sponsor e inserzionisti aiutano il produttore nella copertura dei costi, ma non basta. Quindi si ricorre comunque a un contributo richiesto al consumatore finale. Unica eccezione per ciò che riguarda i costi da sostenere per un consumatore, sarà ovviamente per i contratti di forniture elettriche o abbonamenti che permettono di visualizzare quel contenuto. Banalmente: se tu non avessi l’energia elettrica non potresti guardare la TV o connetterti a Internet.

Nel caso di free economy del mercato a tre vie, quindi il business dove sta?

Il business è rivolto sicuramente al produttore della piattaforma e dei contenuti (la prima via) che investe in strutture (tecnologiche e non) e grazie alle entrate pubblicitarie degli inserzionisti (seconda via) può proporre la sua produzione al consumatore finale gratuitamente (la terza via).

Stiamo parlando di economia del gratis? Sì.

Stiamo regalando qualcosa a qualcuno a fronte di un tuo investimento iniziale? Sì.

Stiamo facendo business? Assolutamente sì! Ma soprattutto ricorda che se comincerai ad applicare questi business model di free economy, starai regalando nuova linfa allo sviluppo della TUA PMI.

Nel prossimo step parleremo del terzo modello detto, guarda caso, ‘freemium’. Fammi sapere che ne pensi e se hai mai applicato anch nella tua azienda queste soluzioni. Parlarne aiuterà il confronto.

Articolo redatto da Rosa Giuffrè