PMI e crisi: è (finalmente) inversione di rotta positiva!

Le Pmi che hanno avuto il coraggio di innovare hanno reagito meglio al momento di difficoltà

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Finalmente dati positivi per le PMI italiane. Il 33% delle aziende reagisce alla crisi con l’innovazione, ed è l’ultima indagine svolta da CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) dal titolo “Manifattura e Mercati – Le Pmi dopo sette anni di crisi” a testimoniarlo. (SCARICA QUI IL DOCUMENTO)

 

Quali aziende sono state colpite dalla crisi e perché?

La ricerca di CNA finalmente regala respiro e speranza dopo anni bui come quelli tra il 2008 e il 2012 in cui, come ben sappiamo, abbiamo assistito alla chiusura di ben 72.000 imprese.
Al di là di dati negativi, credo che ciò che interessa ora a tutti è anche riflettere sul tipo di azienda che si è ritrovata purtroppo in questa situazione: la crisi ha colpito il mercato dell’edilizia e delle imprese nel settore manifatturiero, soprattutto in realtà piccole (micro imprese), spesso a gestione familiare. Inutile girarci attorno: la maggior parte erano PMI che non esportavano, che non hanno saputo collaborare, avanzare e assorbire il cambiamento digitale dei processi interni e che sono state poi colpite da fattori esterni come l’avanzata della globalizzazione e di nuovi modelli di business. Quando c’è burrasca spesso è l’istinto e la paura a guidare e molte azioni risultano essere state comuni per queste aziende: contrazione, riduzione di costi per produzione e a volte, purtroppo, i tagli si sono riversati anche sulla gestione del personale.

Come hanno resistito le PMI che hanno reagito?

Però, c’è chi ce l’ha fatta e ha utilizzato la crisi come spinta e momento di riflessione. La crisi porta sempre comunque con sé opportunità: prima di subire un cambiamento è necessario convincersi al cambiamento (Alex Rovira). Ecco quindi che seguendo la politica di business che ti porta ad essere comunque aggressivo anche (e soprattutto) quando altri sono in crisi, le aziende che oggi hanno un fatturato positivo risultano essere quelle che hanno deciso di investire aumentando la propria produzione, specializzandosi, innovando, facendo rete, trovando nuove strade, canali, mercati. Tra queste c’è chi può essere definita una sorta di ‘best company’ perché spiccano sulle altre per aver reagito al meglio. Se infatti solo il 2% delle PMI che hanno adottato modelli di business ‘old style’ di tipo difensivo ce l’ha fatta, arriviamo a un numero pari al 18% per le aziende che invece hanno saputo innovare. La presenza di management flessibile, capace e pronto, ha permesso infatti al 14% delle PMI analizzate di non avere nessun tipo di inflessione sul proprio andamento durante la crisi e il 7% di queste hanno, al contrario generato nuove opportunità.

Cosa ci dicono quindi i dati della ricerca CNA

Io credo che spesso si ha l’impressione di ascoltare solo teorie. Quando io stessa vado a fare formazione in azienda parlando di cultura digitale, è normale trovarsi di fronte a manager e imprenditori ‘vecchia guardia’ che ti scrutano annuendo con la testa mentre dicono ‘sì sì, ma tanto non cambia nulla’. Fortunatamente non sono tutti così e i dati della ricerca di CNA ce lo confermano. La strada giusta è l’innovazione, il cambio mentale che deve innanzitutto arrivare dall’interno dell’azienda per poi espandersi a tutti i processi interni ed esterni (dalla produzione, all’R&S, alla comunicazione).

Attenzione: nessuno sta dicendo che sia una strada semplice, facile o in discesa, al contrario il cammino è in salita, ma si sa no? La soddisfazione di quando si arriva in vetta e si guarda il mondo da una prospettiva completamente differente e nuova fa dimenticare la fatica del cammino. Mi sbaglio?