Qual è stato l’impatto delle chiusure sui consumi?

Crollo dei consumi e quasi mezzo milione di imprese a rischio chiusura: l’altra faccia della crisi sanitaria.

Redazione MondoPMI
0
0
impatto delle chiusure sui consumi

Confesercenti fa il punto sulle perdite legate alle restrizioni imposte per far fronte all’emergenza sanitaria.

 

A rischio chiusura 450.000 attività

Secondo le stime di Confesercenti, il settore del commercio sta perdendo in media 2,2 miliardi di euro ogni fine settimana. A essere più colpite sono le aziende del terziario, con 1,8 miliardi di perdita, a cui si sommano i 400 milioni di perdite degli esercizi pubblici.

Le misure di ristoro decise dal governo Draghi sono state giudicate “assolutamente insufficienti”, per importo e tempistiche. Nonostante le associazioni degli esercenti avessero chiesto al governo un immediato trasferimento di risorse, i ristori stanziati non arriveranno prima di qualche settimana, probabilmente entro la fine del mese di aprile.

Confesercenti ha stimato in 450.000 le imprese che sono a rischio chiusura, in prevalenza microimprese e imprese familiari.

 

Banca Ifis

 

I ristori previsti dal DL Sostegno

A fronte di una perdita di fatturato di 300 miliardi di euro nel 2020, dall’inizio dell’epidemia a oggi sono stati stanziati poco più di 20 miliardi per i ristori riconosciuti alle imprese italiane che sono state costrette a fermare la loro attività.

Il DL Sostegno approvato dal governo Draghi ha stanziato circa 11 miliardi di euro, finanziati con lo scostamento di bilancio, da indirizzare agli indennizzi per professionisti e imprese. A differenza dei decreti Ristori messi a punto dal precedente governo, nel decreto Sostegno non sono più specificati i codici ATECO delle attività che possono richiedere l’indennizzo. L’unico criterio sul quale si basa la concessione dei contributi a fondo perduto è la perdita di fatturato.

Possono chiedere un indennizzo tutte le attività economiche che hanno subito una perdita di fatturato di almeno il 30% e abbiano un volume d’affari che arriva fino a 10 miliardi di euro. Potranno essere indennizzate anche le attività aperte nel 2019 e nel 2020.

Questi nuovi criteri hanno determinato un allargamento della platea dei beneficiari. Ma, come sottolineato da Confesercenti, le misure non sono sufficienti. Per le attività economiche con un fatturato fino a 100.000 euro il ristoro coprirà solo il 60% della perdita media mensile registrata nel 2020. Per le attività con un fatturato maggiore la perdita coperta scenderà in maniera proporzionale.

Sono stati stabiliti anche dei limiti minimi e massimi per gli indennizzi: i contributi saranno compresi tra 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per le persone giuridiche e pari a un massimo di 150.000 euro. Secondo le stime, in media ogni partita IVA riceverà un contributo di 3.700 euro.