Smart Working: il 2016 è l’anno della svolta

250 mila lavoratori agili e il 30% delle grandi aziende lo promuovono.

Redazione MondoPMI
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Smart Working in Italia, forse ci siamo. Sono già 250 mila i lavoratori “agili” che hanno scelto o che preferiscono un lavoro flessibile rispetto alla classica scrivania.

I dati sono stati pubblicati nell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, presentato ieri, che ha coinvolto oltre 300 tra manager e oltre mille lavoratori in diversi settori. Gli smart worker sono il 7% del totale di tutti gli impiegati, quadri e dirigenti e i numeri non sembrano in calo. La fisionomia tipica della figura agile è rappresentata da un uomo (nel 69% dei casi) con un età media di 41 anni che vive nella maggior parte dei casi al nord (52% contro 38% e 10% di Centro e Sud). La soddisfazione di avere una gestione più diretta del proprio lavoro, invece, esalta maggiormente le donne: sono più soddisfatte della loro condizione lavorativa mediamente il 35% in più rispetto alle ex colleghe di scrivania. 

Effetti positivi anche per le imprese

A beneficiare di questo modus operandi sono, non solo i lavoratori stessi, ma anche le aziende: più di un terzo degli intervistati, infatti, si è dichiarato orgoglioso di contribuire positivamente alla creazione di un buon clima aziendale, ma anche qualità e quantità del lavoro svolto e la capacità di innovare vengono influenzati spesso al rialzo.

Uno dei fattori più incisivi nella scelta di diventare un lavoratore agile è quello legato alla gestione quotidiana degli impegni non professionali. Un terzo è molto contento del modo in cui si organizza il tempo e ben il 29% riesce sempre a conciliare le esigenze personali e lavorative.

Le pmi sono in ritardo

Purtroppo questi dati lusinghieri si fermano nella maggior parte dei casi alle imprese di grandi dimensioni. Il 30% promuove con i propri dipendenti questo tipo di metodo di lavoro mentre le cose cambiano quando si parla di PMI. La diffusione di progetti strutturati si ferma al 5%, così come lo scorso anno.

Per dare la spinta decisiva occorre una legislazione che regolamenti lo smart working sia per i dipendenti che per le aziende. Qualcosa si sta muovendo in Parlamento ma il lavoro da fare è ancora molto soprattutto nei settori in cui è difficile spostare il dipendente dalla sede di lavoro (pensiamo al manifatturiero).

Rimane il problema legato alle PMI: spesso secondo Fiorella Crespi, direttrice dell’Osservatorio “c’è ancora molto da fare per superare alcune barriere culturali. Inoltre, è necessario rendere i progetti più pervasivi nel superamento degli orari di lavoro, nel ripensamento degli spazi e nella creazione di sistemi di valutazione per obiettivi”.

Image Credit: shutterstock