Fattore I intervista Roberto Ricci Design, il connubio tra moda e innovazione

"L’innovazione per noi è l’uso di materiali che hanno dato vita ad un nuovo modo di vestire"

Redazione MondoPMI
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fattore I intervista RRD

Fattore I è il progetto di Banca IFIS Impresa dedicato alle piccole e medie imprese italiane.

L’obiettivo? Trovare delle risposte a quesiti del tipo: quali sono le PMI che crescono nel mercato? Quali sfide devono affrontare? Ma soprattutto, qual è il “fattore” che determina il successo di un’impresa?

Per farlo, Fattore I parte dai dati, quelli raccolti direttamente all’interno delle realtà imprenditoriali. Nel blog di MondoPMI, le interviste di alcuni degli imprenditori, alla guida di aziende vincenti, coinvolti nel progetto.

 

“Senza innovazione, non c’è futuro” questo è il mantra di Roberto Bardini, CEO di Roberto Ricci Design, azienda toscana di abbigliamento che negli ultimi anni ha raggiunto risultati davvero notevoli. Per questo, RRD è tra le PMI stellari di Fattore I, il progetto targato Banca IFIS Impresa.

Ma qual è il percorso che ha portato la Roberto Ricci Design a questi traguardi importanti? Ce lo spiega proprio Roberto Bardini in questa intervista.

 

Tre parole per descrivere Roberto Ricci Design.

Come prima cosa “Passione”, per il lavoro e tutto ciò che c’è intorno. Un’altra parola è “Pazienza”, ovvero saper aspettare il momento in cui le cose iniziano ad andare per il verso giusto. La terza, infine, è “Innovazione”, perché senza questa non c’è futuro.

Come e quando è iniziata la storia di questa azienda?

L’azienda nasce grazie al mio socio, Roberto Ricci, ex atleta di Coppa del Mondo di Windsurf. La passione per questo sport l’ha poi portato a realizzare le prime tavole nel 1989, ormai trent’anni fa. Successivamente ci siamo incontrati ed è uscita la volontà di creare, oltre che alle tavole, anche abbigliamento coordinato. Questa parte l’ho iniziata a seguire e con il tempo abbiamo avviato una produzione di capi legati al mondo del surf, come pantaloncini, costumi, t-shirt. La vera rivoluzione è stata nel 2014, quando abbiamo inserito la parola “Innovazione” all’interno della nostra realtà. Cinque anni fa, infatti, abbiamo ampliato la nostra visione, lanciando anche abbigliamento invernale e l’azienda ha iniziato ad andare sempre meglio.

ritratto RRD

 

Qual è la situazione del settore moda in Italia? Quale il suo futuro?

Il settore moda in Italia è abbastanza fermo, non vedo grandi cambiamenti: si cerca sempre di replicare cose già fatte ed è assolutamente sbagliato. Per quanto ci riguarda, vedo un futuro roseo, ricollegandomi sempre al concetto di innovazione. Le aziende sono nate per creare un prodotto, ma questo prodotto deve rinnovarsi, evolversi nel tempo, perché altrimenti rischi di non essere più appetibile per il mercato. È su questo punto che, secondo me, ci si gioca tutto: noi abbiamo avuto questa escalation proprio grazie all’innovazione che abbiamo portato ad esempio per i capispalla, dove abbiamo introdotto l’uso della lycra, o nella creazione di pantaloni e camicie con materiali tecnici. Questi prodotti hanno incontrato i gusti e i bisogni di molte persone, soprattutto grazie alle caratteristiche funzionalmente positive (si asciugano subito, non serve lo stiro, ecc.), e di conseguenza si è aperta una nuova grande fetta di mercato in cui poter operare e sperimentare.

Banca IFIS Impresa

 

 

Cosa significa fare “impresa” in questo settore?

A mio parere i mercati, in generale, sono tutti simili. Devo ammettere, però, che è più facile di quello che può sembrare. Bisogna abbandonare l’idea che fare impresa sia una cosa difficile. Noi siamo persone normalissime che hanno dato vita ad un qualcosa che sta andando bene. Chiunque, se vuole, può provarci e riuscirci. Questo è il messaggio che mi piacerebbe lanciare.

Lavorate sia in Italia che all’estero. Quali sono le principali differenze tra il mercato di casa nostra e quello degli altri Paesi?

Per quanto riguarda l’abbigliamento, lavoriamo soprattutto con l’Italia e il mercato domestico è più facile da gestire essendo “di casa nostra”. Stiamo cercando di svilupparci oltre i confini nazionali, ma se un prodotto funziona nel nostro Paese, non vedo perché non dovrebbe funzionare anche all’estero.

Che legami ha la vostra azienda con il territorio?

Legami molti forti. Noi ci sentiamo maremmani e siamo orgogliosi di esserlo. Per fare azienda non bisogna necessariamente appartenere a grandi poli produttivi. Io dico sempre che se una persona vuole fare impresa e ha la voglia, con pazienza o passione lo può fare.

In termini di sostenibilità, come si sta muovendo la vostra azienda?

L’azienda non vuole utilizzare la sostenibilità come leva di marketing. Ultimamente è un concetto molto inflazionato ma poco riportato nella realtà dei fatti. Noi vogliamo essere seri e, in questo senso, non esiste un ciclo produttivo pulito: inevitabilmente si “sporca”, anche se facciamo il possibile per evitare sprechi o inquinare… Stiamo portando avanti un progetto, insieme ad altre aziende, in cui vogliamo dichiarare onestamente quanto inquiniamo, quanto costa al pianeta ciò che fa la nostra azienda.

Quanto si potrà spingere, secondo lei, l’innovazione digitale nel settore?

Secondo me si può sempre innovare, non ci sono limiti. L’innovazione per noi è l’uso di materiali che hanno dato vita ad un nuovo modo di vestire: fare un prodotto vecchio in un modo nuovo rivoluzionario mai sperimentato prima. Questa, per noi, è fare innovazione.

Quanto conta il capitale umano?

Il capitale umano è fondamentale, imprescindibile. L’azienda è fatta di persone, sono l’azienda. È come una squadra di calcio: se gioca bene, vince.

 

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