Case study: i fattori del cambiamento in una PMI a gestione familiare

Redazione MondoPMI
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In questo secondo articolo dedicato ai fattori del cambiamento della PMI, analizziamo un caso concreto riportando una nostra esperienza consulenziale per un’azienda che non citeremo.

L’impresa in questione è una piccola ma dinamica industria veneta del settore arredamento contemporaneo. Nel 2013 aveva fatturato circa 6 milioni/euro di cui il 40% export su vari paesi, gestiti direttamente dall’azienda su clienti B2B.

Naturalmente anche la CRM ha subito il colpo della Grande Crisi (particolarmente forte nel settore arredo-casa sul mercato interno), tuttavia l’azienda è riuscita a mantenere una minima redditività che le ha permesso di non avere troppe difficoltà neppure nell’accesso al credito. Attualmente occupa 25 dipendenti e 4 familiari della titolare, imprenditrice di seconda generazione.

Di fronte ai cambiamenti portati dalla crisi e alle esigenze di ottimizzare i costi, i responsabili della CRM avevano sentito l’esigenza di una decisa razionalizzazione dei processi sia produttivi che commerciali.

Dopo un anno di lavoro assieme con tutto il team, gli indicatori che impostammo assieme alla direzione evidenziarono la riduzione  alcuni costi occulti (riprocessamenti e sprechi nelle varie fasi delle operations) ma soprattutto era migliorato il clima interno e la customer care verso il mercato.

Grazie al processo di change management la stessa famiglia imprenditoriale aveva apprezzato la necessità di una migliore divisione dei compiti tra i suoi membri e l’utilità di formalizzare i processi riducendo la ‘navigazione a vista’.

Nello specifico delle tecniche di change management, elenchiamo una serie di fattori che abbiamo inserito nel nostro intervento e che consideriamo utili in qualsiasi progetto.

  • Valutare le specificità dell’azienda, in sostanza il consulente di direzione deve ricordare a se stesso che ogni organizzazione (profit o non profit) costituisce un unicum culturale  e relazionale.
  • Portare altri esempi aziendali e testimonianze per dimostrare a tutto il team aziendale il possibile valore e l’utilità del cambiamento desiderato.
  • Definire gli obiettivi prioritari – chiari e concreti nei loro KPI –  e comunicarli a 360 °, senza dimenticare di riconoscere pubblicamente/premiare anche i piccoli successi dei singoli e del gruppo, con il preciso intento di fare squadra.
  • Affrontare resistenze al cambiamento. Si tratta di un fatto ‘naturale’ ma occorre analizzarne con attenzione i vari motivi: a volte si tratta dell’umano timore di ‘perdere qualcosa’ ma altre volte di poca fiducia nei confronti della leadership aziendale (ad esempio: dopo precedenti interventi falliti). Il consulente di management è un agente del cambiamento che deve saper rassicurare e accompagnare  la maggior parte possibile dell’organizzazione verso il nuovo (rispettando le persone e perciò senza ‘rottamare’ pregiudizialmente nessuno).
  • Calendarizzare gli step su una roadmap, da rendere pubblica e da aggiornare costantemente accettando variazioni in itinere.
  • Utilizzare modalità gestionali condivise (ICT, work flow ecc.) che evidenzino i progressi  o i problemi – oggi tutto questo è facilitato anche dagli dalle applicazioni mobile.

Sin dall’inizio il management e la proprietà  dovranno accettare di incontrare, a breve, una realtà organizzativa diversa da quella di prima, senza ritornare allo stato precedente.

Questi sono alcuni consigli e best practices, utili a qualsiasi Piccola Media Impresa che voglia approcciare il cambiamento aziendale in modo concreto e organizzato. Che ne pensate?

Articolo redatto da:

www.baldassi.it