Consorzio di tutela e Comune si contendono il Gorgonzola

Redazione MondoPMI
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Il gorgonzola è uno dei formaggi più rinomati e amati dagli italiani, che prende il nome dal luogo in cui storicamente viene prodotto, cioè il comune di Gorgonzola in provincia di Milano, anche se ormai la sua produzione avviene in diverse provincie a cavallo tra la Lombardia e il Piemonte. È un formaggio a pasta cruda di colore bianco paglierino, che viene prodotto tramite processo di erborinatura, cioè la formazione di muffe che gli conferiscono le tipiche screziature verdi. Ogni anno ne vengono prodotte oltre 4 milioni di forme, per un totale di 480.000 quintali di prodotto e un giro d’affari al consumo che supera i 500 milioni di euro.

Verso la fine degli anni ’60, con l’invasione di prodotti similari e di bassa qualità provenienti dall’estero, è nata l’esigenza di tutelare la produzione di gorgonzola dalle contraffazioni. Nel 1970, quindi, è nato il Consorzio per la tutela del formaggio gorgonzola DOP. Secondo il disciplinare di produzione lo stesso prevede che per la sua produzione si utilizzi unicamente latte vaccino proveniente dagli allevamenti della zona. Del consorzio fanno parte oltre 40 piccole medie imprese locali, dotate di moderni impianti e di laboratori attrezzatissimi, che si occupano della produzione di gorgonzola nelle varie fasi della sua lavorazione.

Il gorgonzola, purtroppo, è anche oggetto di una contesa tra il comune di Gorgonzola, in cui si produce formaggio con il marchio DeCo (denominazione comunale),  e il Consorzio di Tutela. Quest’ultimo, infatti, ha ottenuto in sede giuridica che il comune e le Piccole Medie Imprese agricole locali non possano utilizzare il nome gorgonzola per i formaggi erborinati che producono, considerando i formaggi non prodotti dal consorzio come prodotti contraffatti. Nel comune, comunque, ogni anno si svolge la Sagra nazionale del gorgonzola, ormai giunta alla quindicesima edizione.

Sarebbe molto più bello se gli enti che si propongono di tutelare un prodotto così richiesto fossero in grado di fare rete per lavorare insieme alla promozione di una tipicità locale così importante, piuttosto che farsi la guerra e penalizzare l’intero tessuto di piccole medie imprese che lavorano nel territorio.