Distretti industriali: cosa sono e quali sono i più importanti in Italia?

I vantaggi del fare parte di un distretto industriale sono la vicinanza geografica delle imprese e l’alta specializzazione che le caratterizza.

Redazione MondoPMI
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Distretti industriali pillar

I distretti industriali sono uno dei fenomeni fondamentali su cui si basa l’intera economia italiana. Dal secondo dopoguerra in poi, infatti, il tessuto produttivo ha iniziato a svilupparsi sempre di più in zone ad alta specializzazione produttiva in cui crescevano imprese di piccole o piccolissime dimensioni, tra loro strettamente legate da rapporti di collaborazione, caratterizzate da grandissime competenze e specializzate in una o più fasi di un processo produttivo.

I distretti industriali oggi costituiscono circa un quarto del sistema produttivo italiano in termini di addetti e di unità locali produttive.

La storia dei distretti industriali italiani

La storia dei distretti produttivi italiani inizia a partire dal secondo dopoguerra, grazie allo sviluppo economico che esplode negli anni ’50 e ’60, per poi consolidarsi negli anni ’70. In questo periodo, in Italia e nel mondo, si afferma una nuova richiesta di prodotti per la persona e per la casa (dalle scarpe ai mobili), alla quale il tessuto economico risponde con la nascita di aree produttive ad alta specializzazione e ad alta disponibilità di manodopera, in cui vengono realizzati questi prodotti o parti che serviranno a comporli.

La storia evidenzia anche l’importanza di grandi e medie imprese localizzate nell’area del distretto produttivo, che hanno avuto un ruolo catalizzatore e attorno alle quali si sono poi sviluppate moltissime realtà di dimensioni più contenute, contribuendo a diffondere le competenze specifiche necessarie per generare profitto per tutti.

Negli anni ’80, poi, queste concentrazioni di imprese hanno rafforzato la propria posizione nel mercato mondiale, dando vita a veri e propri casi di studio a livello internazionale. Ne è un chiaro esempio il distretto calzaturiero del Brenta.

Quali sono le caratteristiche dei distretti industriali italiani?

Il primo a parlare di distretti industriali è stato l’economista inglese Alfred Marshall, nella seconda metà dell’800, per descrivere le industrie tessili di Lancashire e Sheffield. Nella sua definizione, per distretto industriale si intende “un’entità socioeconomica costituita da un insieme di imprese, facenti generalmente parte di uno stesso settore produttivo, localizzato in un’area circoscritta, tra le quali vi è collaborazione ma anche concorrenza.”

Con questa definizione, quindi, Marshall individua le caratteristiche fondamentali affinché si possa effettivamente parlare di distretto industriale, cioè:

  • una realtà “socioeconomica”
  • la presenza di una filiera
  • la concentrazione geografica
  • relazioni di collaborazione e concorrenza tra le imprese.

La legge italiana riprende queste caratteristiche dando una definizione di distretto industriale che identifica “aree territoriali locali caratterizzate da elevata concentrazione di piccole imprese, con particolare riferimento al rapporto tra la presenza delle imprese e la popolazione residente nonché alla specializzazione produttiva dell’insieme delle imprese”.

In ogni caso, il successo dei distretti industriali può essere ricondotto a due fattori di sviluppo:

  • l’ancoraggio socio culturale ad un territorio specifico, che ha favorito la rapida diffusione del know how e la nascita di un’identità culturale e imprenditoriale comune riconducibile al distretto produttivo;
  • la natura reticolare dei distretti e delle loro strutture organizzative, volti a favorire la collaborazione tra aziende attraverso rapporti continuativi di fornitura.

 

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Vantaggi e svantaggi dei distretti industriali

I vantaggi dei distretti industriali sono molti, tra cui

  • la vicinanza geografica che permette la circolazione di merci e di risorse umane nel territorio e tra le aziende, favorendo lo scambio di conoscenze e l’innovazione nell’intero distretto;
  • l’alta specializzazione che favorisce la creazione di rapporti di sub fornitura consolidati di cui beneficia tutti il polo produttivo. Ne risente positivamente anche la distribuzione del lavoro e l’efficienza di tutto il sistema di produzione locale.

Allo stesso modo, questi fattori possono diventare anche una limitazione, poiché il distretto può risultare troppo orientato al proprio interno e poco capace di adattarsi ai cambiamenti del mercato, in un contesto in continua evoluzione in cui la domanda muta sempre più velocemente.

Distretti industriali italiani: un po’ di dati

Attualmente in Italia esistono circa 200 distretti manifatturieri che si differenziano tra loro per peculiarità produttiva e per localizzazione geografica. Di questi, oltre la metà sono impegnati nelle lavorazioni tipiche del Made in Italy, come l’agroalimentare, la moda e l’arredamento.

Secondo recenti studi di settore, le imprese che si trovano all’interno di distretti produttivi registrano performance di crescita del fatturato migliori rispetto a quelle nelle aree non distrettuali. Nel decennio 2008-17, addirittura, il differenziale di crescita ha superato i 5 punti percentuali.

La produttività del lavoro, poi, nel 2017 è salita a 56 mila euro per ciascun addetto occupato in distretti industriali, il 10% in più rispetto a quelli occupati nello stesso settore ma in aree non distrettuali.

La mappa dei distretti industriali italiani

I distretti industriali in Italia sono localizzati in tutte le Regioni, con concentrazioni particolarmente elevate al Nord, pur sempre con sostanziali differenze legate alle tipologie di produzione. Vediamo le loro localizzazioni.

distretti industriali

I distretti del Nord Ovest

A Nord Ovest ci sono circa 40 distretti attivi in settori diversi. In Piemonte, in particolare, c’è una particolare concentrazione di imprese meccaniche che costituiscono l’indotto FIAT in provincia di Torino, ma non vanno dimenticati nemmeno i distretti agroalimentari come quello di La Morra e il distretto del vino di Canelli e Santo Stefano Belbo. Anche in Liguria esistono distretti produttivi tra loro molto diversi per tipo di attività svolte, basti pensare al distretto della cantieristica nautica di La Spezia, al distretto dell’artigianato artistico di Savona, alla lavorazione della pietra di Tigullio o al distretto florovivaistico del Ponente.

I distretti del Nord Est

Il Nord Est è considerato l’area più rappresentativa del modello distrettuale italiano, con la sua altissima concentrazione di imprese di piccole e piccolissime dimensioni ma con altissima specializzazione produttiva. In questa zona si trovano più di 40 distretti, circa il 27% del totale nazionale. I più conosciuti sono sicuramente il distretto della scarpa del Brenta, l’orafo vicentino, l’occhialeria di Belluno e il distretto del Prosecco, in provincia di Treviso, per quanto riguarda il Veneto. Anche il Friuli Venezia Giulia, poi, è particolarmente ricco di distretti, come il distretto della sedia di Manzano, il distretto del coltello di Maniago o il famoso distretto agroalimentare del prosciutto di San Daniele. Una particolarità di questa regione, poi, è il distretto delle Tecnologie Digitali DITEDI che ingloba 800 imprese in provincia di Udine e che costituisce una piccola Silicon Valley italiana.

I distretti del Centro

Nel Centro Italia sono localizzati oltre 30 distretti, alcuni ormai diventati storici. In Emilia Romagna vanno segnalate eccellenze come il distretto della ceramica di Faenza e quello delle piastrelle di Sassuolo, ma anche il distretto della calzatura di San Mauro Pascoli e la Wellness Valley intorno a Cesena. Il calzaturiero, poi, è molto diffuso anche nelle Marche, tra Ascoli e Macerata, ma caratteristici della regione sono pure i distretti del mobile di Pesaro, quello degli strumenti musicali di Castelfidardo e quello del cappello di Montappone. Sul versante Tirrenico, invece, non possono essere dimenticati il distretto del marmo di Carrara e quello della cuoieria fiorentina in Toscana.

I distretti del Sud

Al Sud i distretti sono una realtà che conta più di 10mila imprese e quasi 140 mila occupati. Particolarmente rappresentativa è la Campania, dove si trovano distretti storici come quello conciario di Solofra e quello agroalimentare della pasta di Gragnano e del pomodoro San Marzano. In Basilicata, invece, va sicuramente menzionato il distretto della corsetteria di Lavello, dove si concentra un ampio numero di imprese occupate nella produzione di abbigliamento intimo, mentre in Puglia va citata l’altissima specializzazione e l’innovazione tecnologica del distretto aerospaziale.

I settori dei distretti produttivi italiani

A livello settoriale, i distretti italiani possono essere ricondotti principalmente alle lavorazioni del Made in Italy, come l’agroalimentare, l’arredamento e la moda, e alla manifattura meccanica. Vediamo quali sono i principali distretti a livello nazionale per ogni singolo settore.

Distretti agroalimentari

L’agroalimentare è sicuramente uno dei fiori all’occhiello dell’industria italiana, con quote di esportazioni altissime che trovano l’apprezzamento per la nostra enogastronomia a livello internazionale. Ne sono la prova i distretti vitivinicoli di Canelli e Santo Stefano Belbo in Piemonte e quello del Prosecco in Veneto, ma anche il distretto del Prosciutto di Parma in Emilia Romagna e del San Daniele in Friuli, oltre al distretto del Pecorino in Sardegna. Anche la pasta ha un grandissimo impatto sul settore agroalimentare italiano, con il già citato distretto di Nocera e Gragnano in Campania e quello di Fara San Martino in Abruzzo.

Distretti del mobile e dell’arredocasa

La produzione di mobili è diffusa su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, con distretti che sono diventati famosi in tutto il mondo per la qualità delle loro produzioni, come il distretto del mobile della Brianza e quello di Pesaro, o per la loro specializzazione in settori di nicchia. Ne sono chiari esempi il distretto del mobile imbottito di Matera, il distretto del mobile d’arte di Bassano e il distretto della sedia di Manzago. Altre particolari specializzazioni sono quelle che riguardano l’ambito dell’arredocasa in senso più ampio, dove possiamo menzionare anche il distretto del sughero sardo, il distretto del vetro artistico di Murano e quella conosciuta come Inox Valley, vicino a Conegliano, dove vengono prodotti elettrodomestici.

Distretti della moda italiana

I capi di abbigliamento prodotti in Italia sono riconosciuti in tutto il mondo come massima espressione dello stile e della moda. Non è un caso, quindi, se in tutta la Penisola sono diffusi distretti produttivi che realizzano prodotti destinati agli armadi di tutto il globo. Per elencare soltanto i più importanti, non possiamo dimenticare il distretto del cachemire di Perugia, il distretto della seta di Como o il caso del distretto dello sportsystem di Montebelluna, in provincia di Treviso, specializzato nella produzione di scarponi da sci e calzature sportive. Moda, però, non vuol dire soltanto abbigliamento: l’Italia è famosa anche per la produzione di gioielli ed accessori di elevatissima qualità. Qui si distinguono i distretti orafi di Vicenza, di Arezzo e di Valenza Po, in Piemonte, ma anche quelli specializzati nella lavorazione della pelle come il distretto della Valdarno in Toscana e il distretto conciario di Solofra, in Campania.

Distretti industriali della meccanica

Anche per quanto riguarda le imprese del settore meccanico, l’Italia può contare su eccellenze riconosciute a livello mondiale. Oltre al già citato distretto dell’automobile di Torino o all’aerospaziale pugliese, infatti, non possono essere dimenticati distretti dalla vocazione produttiva di nicchia come quello del biomedicale a Mirandola, in Emilia Romagna, il distretto della gomma e della plastica del Sebino in Lombardia, il distretto della rubinetteria piemontese e il distretto della termomeccanica e della climatizzazione in provincia di Verona.

 

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Image credit: shutterstock