Export agroalimentare: il 2016 si chiude in positivo

Nonostante l'embargo russo il mercato continua a crescere.

Redazione MondoPMI
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L’effetto Expo ha continuato a farsi sentire anche nel 2016; ne trae vantaggio soprattutto l’export del settore agroalimentare che cresce del 3% anche se in tono minore rispetto al 2015.

Secondo dati Federalimentare, i primi nove mesi dell’anno si sono confermati positivi per l’intero comparto anche se l’incidenza negativa dell’economia mondiale ne ha rallentato la crescita. 28 miliardi di Euro, a tanto ammonta il valore delle merci in uscita dal nostro Paese, con il solo alimentare che rappresenta quasi l’80% della torta.

Rallentano i consumi interni

La produzione rallenta, riflettendo quel calo di consumi interni che si è registrato nell’ultimo anno, nonostante già ad ottobre il dato sembra aver invertito la rotta con una crescita del 3,4% su base annuale. I settori più in spolvero nel 2016 sono il molitorio, il caffeicolo e il lattiero-caseario mentre perdono terreno pasta e acque minerali. Il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia ha commentato i dati tenendo in considerazione il grande lavoro svolto dagli operatori che ha portato l’intero settore al +3% dove il dato generale parla di una crescita del +0,5%.

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Dove esportiamo? bene USA, male cina

Il Made in Italy in campo alimentare piace sempre molto oltreoceano: gli Stati Uniti continuano ad apprezzare i nostri prodotti (+3,6% rispetto al 2015) mentre ad Oriente le cose sono drasticamente riviste nel senso opposto: -13,7% anche se da prendere in considerazione è il +24% del 2015 pre e post Expo.

Bene anche le esportazioni di settore verso i paesi UE a +3,6%, che marciano a velocità doppia rispetto alla media italiana. Si intravedono spiragli di ripartenza del mercato russo dopo l’entrata in vigore dell’embargo del 2014: in attesa della fine delle imposizioni di Mosca, nei primi 6 mesi del 2016 si è registrato un +0,6% anche se i numeri pre entrata in vigore sono lontanissimi. Dopo l’ennesimo prolungamento di altri 6 mesi del blocco delle merci annunciato a dicembre, i produttori, soprattutto quelli di formaggi, carne e pesce, ripongono molte speranze nella fine delle imposizioni per quel mercato che fino al 2013 rappresentava il 5,2% dell’export agro-alimentare nazionale.

Rimane il nodo delle normative comuni

Rimangono accese molte problematiche relative alle regolamentazioni comunitarie che a differenza di quelle più severe del nostro Paese, lasciano ampi margini ai produttori a discapito dei prodotti di casa nostra. I prodotti di casa nostra dovendo rispettare gli alti standard imposti dalla Legge, portano con loro un livello qualitativo molto alto ma dall’altra parte dei prezzi meno concorrenziali, anche per il mercato interno.

L’italian sounding è un’altra problematica, soprattutto in Nord America, che costa alle nostre imprese miliardi di Euro di mancati profitti ogni anno, segno che il Made in Italy è da sempre un esempio da imitare e che deve essere il valore aggiunto di una produzione che può trainare l’economia fuori dalla crisi.

Image Credit: shutterstock