Fintech community 2019: Scenari presenti e futuri del settore bancario

Redazione MondoPMI
0
0
Fintech community 2019

Il 13 marzo presso The European House Ambrosetti, si è tenuta la terza riunione del percorso Fintech Community 2019, intitolata “Scenari presenti e futuri per l’evoluzione del settore bancario”.

Alla tavola rotonda hanno partecipato Corrado Panzeri (Head of InnoTech Hub, The European House – Ambrosetti) Savino Damico (Head of Fintech Ecosystem Management and Monitoring, Intesa San Paolo) Andrea Dossena (Country Manager Italy, Citrix) Stefano Venturi (Presidente e amministratore delegato di Hewlett Packard Enterprise Italia) Anna Omarini (Professor, Università Bocconi).

Nel corso del dibattito si è discusso sull’assetto della banca del futuro, a cui far fronte con l’emergere di nuovi strumenti tecnologici oltreché di nuovi canali di contatto con la clientela.

Il settore bancario ha subito negli anni numerosi cambiamenti determinati da diversi fattori, tra i quali la globalizzazione, la digitalizzazione e l’incertezza politica.

L’introduzione dell’intelligenza artificiale e della robotica ha provocato una serie di impatti tecnologici nelle operazioni bancarie che hanno contribuito al ridisegno dello scenario competitivo.

In un contesto di digitalizzazione, le banche territoriali come devono comportarsi?

Le banche non vedono le fintech come competitor ma come stimolatori di cambiamento. Gli istituti bancari tradizionali stanno infatti adottando diverse strategie (tra loro non mutamente alternative) per rispondere alle nuove minacce tecnologiche. Tra queste il lancio della propria piattaforma di digital banking, acquisizione o investimento in start up fintech, partnership con aziende big tech.

Ma chi sono esattamente questi bigtech?

Sono colossi come Google, Alibaba, Amazon, Apple e molte altre. Alcune di loro potrebbero sicuramente competere con le banche, ma queste non credono di essere attaccate in quanto hanno marginalità troppo basse rispetto alle fintech, oltre ad una over regulation che può costituire una barriera d’ingresso. Vi sono però dei casi in cui le bitech forniscono servizi finanziari, un esempio su tutti è quello di Paypal, che si classifica quarto negli Stati Uniti per finanziamento alle imprese.

Le persone vanno ancora in banca?

Sì più di prima, ma non più in filiale bensì tramite accesso home banking. N.26 e Revolut sono esempi di challenger bank, ossia istituti senza filiale che sfidano le banche su un settore specifico. Tutto ciò comporta delle conseguenze sul capitale umano: il numero degli sportelli è infatti sceso del 20%, un dato significativo che fa riflettere sul cambiamento, considerando inoltre che il 43% di questi appartiene alle principali banche.

L’evoluzione tecnologica e l’automazione potrebbero mettere a rischio anche i posti di lavoro nel settore finanziario. Nei prossimi anni la richiesta dei professionisti hi-tech conoscerà una forte accelerazione. In Italia oggi, solo il 4% dei professionisti può definirsi hi-tech contro il 96 % “non tecnologico”. La sfida sarà quella di impattare positivamente sul non hi-tech, in un contesto in cui le professioni sono destinate a cambiare. Tra gli esperti che in futuro potranno servire alle banche, vi sono sicuramente l’algorith mechanic, il digital process engineer e il conversetional interface designer.

In conclusione, il mercato bancario dovrà essere pronto per affrontare professioni obsolete o in eccedenza a causa del ridimensionamento delle reti bancarie o di nuove tecnologie, le nuove professioni, a causa di una domanda sempre più evoluta e allineata all’esperienza di consumo, oltre ad aggiornare le professioni esistenti.